Il vaso delle meraviglie

 

 

Abbiamo fatto spese
senza conti
svuotando gli scaffali pieni
con gli occhi.
Ci siamo chiesti in prestito
quel che avanzava
stupiti della goccia
che sporca il latte
e della polvere di zucchero
sul cioccolato.
Abbiamo mescolato il tempo
ai verbi
e i gradi alle pupille.
Non potevamo spendere
né regalare
fondi
alle bottiglie
eppure abbiamo aperto il vaso
delle meraviglie
e nel coperchio
lo spiraglio.

Saluto folle

  
 
Ho messo il teschio
attorno al collo.
   
È un bel figurino
dagli occhi di camaleonte
e una sola narice.
Inopportuno
qualcuno dice
per i brillanti sulla fronte
e il sorrisino.
 
Se avessi pelle
lo sento dire
labbra e carne per coprire
i denti e i dispiaceri…
  
Ho messo il teschio
attorno al collo
per un saluto folle
e sul petto
le farfalle.
 
 

Apparenze

  
  
  
  
  
Affiori
nell’aria nuova di cannella
e zenzero
nelle ginocchia gialle
di ranuncoli
che altri hanno carpito
dietro noi.
  
Ti affacci ancora
tra le colonne e gli architravi
che abbiamo disegnato
e cancellato
sul corpo della settimana
figlia d’inganni
orfana di feste
e cieca
sfuggita dalle nostre labbra
in un respiro
di gomma bucata.
  
Torni
riflesso muto
vita imbiancata dalla polvere
del cocciopesto
a calpestarmi l’ombra
e uccidi le parole
innocenti
vittime sacrificali
delle apparenze.
  
 
 

La mia notte

 

La mia notte
ha il muso stretto
in un pugno
e unghie sporche
a cui rifare il filo.
Striscia
sui tetti e le coperte
lingua di terra smossa
e lascia un odore umido
di nidi
e piccole bocche spalancate.
È fatta di mani
la mia notte
cestini intrecciati
scrigni
di frutti proibiti
e schiene curve e stanche
piene
di quel rumoreggiare di parole
imprigionato
tra la lingua e il respiro.