Disinganno

 

disinganno1T’ho vista chiudere le mani a coppa
calice
bianco fiore di magnolia.
Porgevi alle sue labbra
dolcezza di meringa
e lui beveva
chino
piccoli sorsi rumorosi.
Ricordo che cercavi il disamore
scavando tra i rifiuti,
setaccio di detriti e doni.
Cercavi debolezza in punti
disinganno
dell’apparente perfezione.
E te l’ho vista in faccia la fierezza
stelo di tulipano
mentre guardavi la sua nuca
dall’alto
e la ridicola inutilità
del suo sesso sfatto.

 

 

L’occasione

Che nei disagi
si annidano rumori strani
torsioni innaturali delle teste,
menti
che piombano sui petti
e tu non l’hai colta, no
l’occasione del silenzio.

Che nel tuo sgomitare
per uno spiraglio di luce
si arricciano le labbra
agli angoli
ma non l’hai colta ancora
la sfumatura del ridicolo.

Che il tempo a volte è sabbia
sui bruciori lontani,
sapone che allenta i nodi,
ma non l’hai mica colto
l’attimo opportuno dell’assenza,
tu che doni abbracci di banconote
e custodisci ricordi
fatti solo di fotografie.

Che le parole sono come figli
messi al mondo per il mondo
e non per noi
tu non lo sai, ma io sì.
E nell’inaspettato arrivo d’un ricordo
ho colto l’occasione ghiotta
di parole altrui
e te ne ho fatto dono
come una rossa mela avvelenata.