Autoscatto

 

riflesso-di-central-station

E stava ancora lì
sepolto nel cassetto
come un fragile mucchio d’ossa.
Ho ricomposto il corpo
di quella creatura che era nostra
come un figlio concepito male
e nato morto.
Ho ricucito strappi e lembi
col suono delle parole spese
e gli ho gonfiato il petto coi sospiri
di sesso e di attese
vane.
Se ne restava immobile
animale imbalsamato
rubando movimenti alle mie mani
parole ai poeti
e vita.
Due centimetri di fogli,
questo è rimasto
come una nostra vecchia foto
ad autoscatto,
un riflesso distorto sul pelo dell’acqua.

 

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4 thoughts on “Autoscatto

  1. gelostellato ha detto:

    mi piace tutto tranne “ad autoscatto” che mi si ingroppa la lingua come un disco graffiato

    R.

  2. Valchiria ha detto:

    è vero, il suono non piaceva nemmeno a me…
    però non saprei come altro dire…

  3. pp ha detto:

    Devo ammettere che le tue poesie sono davvero belle! Complimenti! 🙂

  4. Valchiria ha detto:

    grazie… soprattutto che le hai chiamate poesie, perchè non credo siano all’altezza di questo titolo 🙂

    grazie ancora

    ciaooooooo

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