Autoscatto

 

riflesso-di-central-station

E stava ancora lì
sepolto nel cassetto
come un fragile mucchio d’ossa.
Ho ricomposto il corpo
di quella creatura che era nostra
come un figlio concepito male
e nato morto.
Ho ricucito strappi e lembi
col suono delle parole spese
e gli ho gonfiato il petto coi sospiri
di sesso e di attese
vane.
Se ne restava immobile
animale imbalsamato
rubando movimenti alle mie mani
parole ai poeti
e vita.
Due centimetri di fogli,
questo è rimasto
come una nostra vecchia foto
ad autoscatto,
un riflesso distorto sul pelo dell’acqua.

 

Il ripiano più alto

Un passo e su
verso il soffitto
dove la polvere è un cappotto
per il freddo del tempo.
Un passo o due
per il ripiano più alto
come riponi sughi e scatolame
che tanto la scadenza è lunga
e il futuro più lontano.
Un passo solo
l’altezza di una sedia
e incastri un nuovo intento
per un dopo
fatto di muffa e ragnatele.
E poi ritorni giù
d’un passo
pulendoti la mano sui calzoni
senza nemmeno salutare.