Senza titolo

Senza titolo, 2000. Olio e sabbia su tela

 

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24 Luglio

   

Mi ricordo incredula
di piacerti,
che ero una crisalide
scalza e spigolosa.
Stupita,
di quel che era palese
per tutti tranne me.
E le risate,
a recitare l’uomo e la donna
(e la figlia tossica)
mentre i ghiaccioli si scioglievano
e ci gocciolavano sui piedi.
Ricordo la mia faccia da culo
(sì, sempre avuta)
con l’indice puntato sulla A
d’un portachiavi di gomma colorato.
E ricordo te.
Anzi, non voglio.
Ricordo la tua foto, quella sì.
Occhi verdi, capelli scuri
(capelli)
e sei bello,
hai la bellezza dei tredici anni
(mai compiuti)
e sorridi, che ancora non lo sai
che chi ti guarda
presto piangerà.
Ma qui
ne son passati di anni,
tantissimi…
eppure in fondo in fondo
lo sai che sono ancora una crisalide,
forse meno spigolosa, sì,
ma ancora scalza,
ancora sempre felicemente scalza.

  

Lo rifacciamo? (Tutto si può rifacciare)

 

Pensavo fosse fame (o sete?) o una necessità come dormire.
Pensavo così perché le dipendenze le ho sempre vinte.
Perché riuscire a smettere mi ha sempre riempito la pancia
e le vene, più di quello che iniettavo.
Perché l’intransigenza era un binario arroventato
e la mandavo avanti a frustate, china e zoppa, la mia volontà.
Pensavo che la scelta (devi scegliere!) fosse la chiave di ogni cosa
e che quella giusta fosse sempre la più difficile.
Pensavo fosse un bisogno, come fare la pipì o liberarsi da un’apnea.
E ancora ci penso, a cos’è (e perché?)
che mi disseta giusto il tempo di un sorso, come la frenesia di un assaggio
o un sonnellino fatto in macchina, nella piazzola di sosta
o la pipì nel vialetto o sotto il portone del palazzo in centro.
C’è che non mi serve, potevo anche farne a meno.
C’è che mi piace pensare al destino e all’ineluttabilità.
E infine c’è che c’è. Esiste. (È sempre esistito?)
Esiste insieme a me e dà fastidio, come le mie mille domande.
È un fastidio ondulato. Vira al piacere, alla gola che trema,
come quando ridi dentro e ti sembra di avere il corpo che ride.
Ma fa anche male, quando mi mancano le chiavi per rientrare
o per aprire la cassaforte o per mettere in moto la macchina.
E oggi sono qui, che ondeggio, faccio su e giù, un po’ come nel sesso
che cerchi l’orgasmo e lo trattieni, e avanti così perché possa non finire.
Ma come nel sesso, in questo mio (nostro?) sesso della testa
vorrei smettere di trattenere, e prendermi un orgasmo forte (un altro)
e tu pure (dentro me)
e poi aspettare un po’, tipo abbracciati nudi col sorrisino ebete
e mentre gioco coi peli del tuo petto, dare uno sguardo interessato al groviglio
e chiederti
Lo rifacciamo?

A occhi chiusi

  

Prova a guardarle tu,
le girandole a vento!
Sono schiaffi sugli occhi,
sorrisi ubriachi.
Sono verdi brillanti
e denti,
odore scivolato via
dalle narici e dalle fibre,
come i suoni tremuli
striduli
sciolti tra le labbra
e il fondo del bicchiere.
Girano, colorate e veloci
e mi rubano carezze,
sbiadite dalle mani
e dalla pelle
come un livido guarito,
un desiderio sfiorato,
come i ricordi
che rincorro a stento
e cerco di fermare
a graffito
sotto le palpebre
in abbandono.

 

 

 

Fiore di Loto

  

Una sorella piange
e curva la schiena
dove un masso era già troppo pesante.
Una sorella assaggia
piccoli bocconi di vita
a cancellare vomito amaro sulla lingua.
Una sorella lontana
cerca il valore di un’etichetta
nella cucitura tra la pelle e la nuca.
E tu, piccolo mostro
cosa vuoi dimenticare?
Bevi avido il succo,
ti impiastricci le zampe
e non ne offri un solo goccio.
Brinda a me,
che mi spendo in abbracci
parole e desideri,
brinda a me
e a lei,
sorella vicina,
che si avvicina
e si avvicina.