C’è un filo

 

C’è un filo d’argento
tra i tessuti crespi
di pensieri vestiti a festa.
È un filo stregato
che cuce perle e briciole
e le fa stridere
di musiche incantevoli
che non conosco
eppure riconosco.

Ho girato gli occhi
con lo stomaco squassato
da fame incredula e paura.
Ho trattenuto il fiato
a diradare giorni e segni
celando dietro una sola mano
il colore del cielo
e il rosso della cupidigia.
Ho girato gli occhi
ma ti ho visto sai
rubarmi densità
e seppellire male
l’ombra dell’impaccio.

Ti sento,
suoni di cristallo e cartavetro
sai di terra e crema pasticcera
sei febbre di pensieri
e ruvida ortica.

Riposi nei contrasti
Emergi nelle latitanze
Sfavilli nei chiaroscuri.
Apri negli enigmi
Chiudi nei confronti.

Ma ricorda che ti ho visto
anche nelle poche parole
scritte senza veli
e riconosco la strada
attraverso un filo
d’argento stregato
che annodo mille volte
sotto l’unghia dello stesso dito.

 

 

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Un granello di niente

 

È inutile che batti i pugni,
che scalci
e ti ribelli.
È inutile, amica.
Perché ci sono muri
che non hanno crepe
e sassi troppo pesanti
per essere lanciati.
Serra le labbra
e guardati la mano.
Tutto è un soffio,
un granello di niente
e siamo sempre io 
e te.

 

 

Donna

Ti dipingo
nera infatuazione
per i miei occhi
che hanno visto tanto.
Ti racconto
e sei oblio
di quei pensieri
che vivono di regole.
Ti sento
ragnatela e ragno
mia trappola
e mia regina della caccia.

Ti desidero
ardito sogno
di mescere il tuo fluido e la mia saliva…
ti avvicino
dischiudendo
la doppia cucitura delle nostre vite,
ti prendo
selvaggia
nella tua nudità di puledra mai domata
e ti possiedo
fremito nel ventre
piacere arido e sordo delle mie menzogne d’uomo.

Ti libero adesso
Ti dissolvi
Ti confondo
Ti sciogli
Ti perdo…

Ti odio
Donna
Ti odio
come odio il mio seme che trattengo nella mano.

Vattene

 

Vattene
tu che mi invadi il sonno
e giochi a intarsio
con le mie superfici.

Entri Esci Entri Resti Fuggi

Sei così,
inafferrabile
granello di pepe e torrente.
Ma ti ho respirato
più e più volte
nei segni che lasci
nascosti tra rami e foglie
di giardini labirinto.
Spiccano come frutti
color d’arancio
e mi oriento e mi perdo
sempre un po’ e un po’.

Vattene
tu che vai e torni,
tu che sei e non sei mai
e ti piaci
vestito d’azzurro
e non sai perché.

Vattene!
Perché il bello è nella fuga,
il gioco è lasciarti rincorrere,
mare che ho visto sugli occhi
e non ho mai assaggiato.
Vorrei sentirti sotto i piedi nudi
bagnasciuga e onda
e mescolarmi a te
come fango e graniglia.

Allora vattene, se ne sei capace!
Vattene 
oppure resta
sempre e di più,
perché la chiave sta nel dubbio
di sapere se è la tua
la sabbia che stringo nella mano.

 

 

 

 

 

Il Seme

Sei una bocca umida e urlante e vorace.
Sei un mimo dall’infinito repertorio,
un equilibrista maldestro,
il più abile prestigiatore della vita.
Il pubblico ti guarda rapito,
gli occhi ti divorano e si inumidiscono
stupiti dai tuoi numeri di semplicità primordiale.
Tu stesso sei occhi avidi,
sei mani che frugano i misteri,
dove tutto è un mistero e un imbroglio.
Dove tutto è pericolo,
e il pericolo è il prezzo da pagare.
Sei il tormento dei miei sogni,
Il limite frustrante delle mie ambizioni.
Sei il ladro di ciò che avevo
E io sono tua schiava, mio spietato padrone.
Vuoi il tuo posto, vuoi il tuo spazio,
vuoi che il mondo sia tuo
e che tu sia il solo mondo mio.
Alle volte lo vorrei, non avere altro che te!
Per non soffrire delle rinunce,
per darmi a te senza riserve,
per dare, dare, dare, senza prosciugarmi mai.
Altre volte ho paura
E vorrei essere io l’unico mondo tuo.
Un mondo di quattro braccia
E tu al centro.
Ma alzi il mento e lo sguardo va
Oltre le nostre spalle
e allarghi le narici a respirare odori nuovi.
Odori buoni e agrodolci e cattivi.
Odori che fanno paura,
dove mani ladre prendono e altri occhi non vedono,
dove orecchi si chiudono per non sentire,
dove uno muore ammazzato di botte
e una madre piange e una prega.
Odori che bruciano
Salendo come nebbia calda
Da un terreno arido e avvelenato di desolazione.
Ti stringo troppo forte
E tu protesti.
Punti i piedi e colpisci e lotti,
con una forza talmente grande che commuove,
come quando non eri che un pugnetto di vita
e io non potevo toccarti.
Allora so che la tua vita è il seme
Che pianterò tra quelle zolle aride,
e io sarò lì a darti acqua e nutrimento,
e a guardarti crescere, ramoscello verde brillante.
Ti sogno albero, un giorno,
albero che dà frutti saporiti,
albero che dà fresca ombra per riposare,
albero che rende viva una pianura sterile.
L’aria accanto a te sarà soffice e dolce
E altri semi saranno piantati
da persone come me,
che non voltano lo sguardo indifferenti,
che non stanno comode in poltrona
aspettando che il mondo muoia.
Persone che vorranno lottare,
e faticare e sudare e soffrire
perché è così che si raggiungono i grandi obbiettivi.
Tu sei la possibilità,
tu sei la speranza, per tutti.
Sei una sfida, la mia più grande sfida,
e io la giocherò anima e corpo…
posso giocarci anche la vita,
e ho la sola certezza
di amare la tua più della mia.