Che mi diverto a pasticciare in cucina, non l’ho mai nascosto. Il problema è che non sono costante. Devo essere ispirata, altrimenti mi butto sul surgelato (buuu).
In questo periodo di fatto mi sento davvero piena di ispirazione creativa universale: ho voglia di scrivere, tanto e tante cose anche diverse, ho voglia di scoprire, ho le idee in fermento, e m’è perfino tornato l’impulso di dipingere. Quando vivo questi momenti di grazia, è facile che la signora Ispirazione prenda l’iniziativa e decida di scatenarsi anche in cucina. D’altra parte, conoscevo una tipa che diceva sempre: l’artista vero è quello che vive con arte ogni più piccola cosa che fa.
Ecco dunque che ho elaborato la ricetta della CROSTATA DI CIPOLLE, facendo un mix tra una classica torta salata e la zuppa di cipolle. Eccola qua.
Allora, funziona che, se avete l’ispirazione come me, fate la PASTA BRISÈ a mano, che è facilissima e buonissima. Altrimenti la comprate pronta (buuu).
Ecco come si fa:
Ingredienti:
300 g di farina 150 g di burro 1 tuorlo d’uovo Sale e acqua q.b.Versare la farina a fontana e nel centro unire il burro a pezzetti e il tuorlo. Lavorare con le mani finché il burro non avrà assorbito gran parte della farina. Aggiungere un pizzico di sale e l’acqua, fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo. Formare una palla e lasciarla riposare in un panno pulito per 1 ora.
Mentre la Brisè riposa, si prepara il ripieno della crostata.
Ingredienti:
4 cipolle rosse vino bianco 2 etti di fontina 2 uovaTagliare le cipolle a rotelline e farle stufare in una padella con un po’ di olio e del vino bianco. È sufficiente farle cuocere a fuoco medio per una ventina di minuti, prima col coperchio per farle appassire, poi senza, per far asciugare bene i liquidi. Una volta pronte, le cipolle vanno fatte raffreddare, per non alterare la brisè. Mentre raffreddano, si taglia la fontina a striscioline o cubetti. Sbattere le due uova, con un pizzico di sale.
Ora si deve confezionare la crostata.
Dunque, della palla di pasta brisè, fare due parti: una più grande, che sarà il disco inferiore, e una più piccola, che sarà il disco superiore oppure le strisce da incrociare tipo crostata di marmellata. Dopo aver steso il disco e averlo disposto sulla tortiera (io ho usato lo stampo in silicone) versare le cipolle stufate e distribuirle in modo uniforme. Poi disporre sopra la fontina tagliata e versare sul tutto le due uova sbattute, per legare il ripieno. Poi coprire la crostata a piacimento con la pasta brisé e infornare a 200 gradi (forno già caldo) per 40 minuti.
Sembra laboriosa ma non lo è affatto. Per altro, la cipolla così cucinata non resta per nulla indigesta. Se poi la accompagnate con un vinello rosso fatto come si deve… meraviglia!
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Scrivo questo post un po’ mogia. Delusa. Confusa. Bo.
Quindi ne verrà fuori un post confuso. Molto incasinato. Che non rileggerò perché non mi va e perchè non si fa, come fosse una riflessione istintiva e pubblica.
La mia riflessione nasce dalla lettura di due romanzi classificati come letteratura erotica.
Nello specifico, Immagini di cristallo di Kawabata Yasunari e Donne di Charles Bukowski.
Allora, le domande che io mi pongo sono di due ordini.
1 – perché uno scrittore decide di scrivere di erotismo? quali sono le motivazioni che lo spingono? cosa vuole comunicare? quali emozioni vuole suscitare nel lettore?
(questo presuppone ovviamente l’intenzione comunicativa dello scrittore. C’è pure chi scrive per sé, come per vomitare fuori una serie di frustrazioni, pensieri, emozioni, come metodo di catarsi, o per scaricare stress e tensioni, ignorando per lo più la presenza di un ipotetico lettore)
2 – perché un lettore sceglie di leggere un romanzo erotico? che tipo di sensazioni cerca da questa lettura? che cosa si aspetta di trovarci?
Senza tirarla troppo per le lunghe a raccontare quello che io cercavo nei due romanzi che ho letto, mi limito a dire che desideravo leggere di erotismo e nessuno dei due mi ha soddisfatto.
La cosa bizzarra è che è accaduto in modo del tutto opposto.
Immagini di Cristallo non l’ho proprio capito.
Forse è un problema mio. Forse questa è una lettura troppo raffinata. Forse Kawabata ha voluto creare situazioni in cui l’erotismo è solo accennato, e va colto nel non detto, va scavato tra i comportamenti, le contraddizioni, gli stati d’animo dei personaggi. Se così è, purtroppo la mia scarsissima conoscenza della cultura giapponese non mi ha permesso di comprendere.
E non è nemmeno facile, perchè si parla di una raccolta di racconti scritti intorno agli anni 30, anni in cui senza dubbio c’era un diverso senso del pudore, un diverso modo di percepire la nudità e la ricerca del piacere.
Con queste premesse, non posso dire che Immagini di cristallo mi abbia deluso. È innegabile la capacità di Kawabata di descrivere l’essere umano e il paesaggio, di creare immagini che davvero si formano davanti agli occhi, per rimanere. Semplicemente, per quanto riguarda l’elemento erotico, non possiedo gli strumenti per comprenderne le intenzioni.
Donne è esattamente l’opposto.
In questo romanzo Bukowski racconta, tra verità e fantasia, le proprie gesta di poeta e scrittore alcolista costantemente arrapato. Le sue donne, ognuna unica, ognuna diversa, con la spietata disamina di pregi e difetti caratteriali e perfino anatomici, sono la vera fissazione del protagonista, che con lo stesso realismo racconta il propri stati d’animo.
Ne emerge un uomo squallido, consapevole di essere in balia delle proprie pulsioni, un uomo che fa della donna e del sesso uno strumento per ritrovare e riaffermare se stesso. Il protagonista ha bisogno della donna per il valore che può avere riuscire a dominarla. Trafiggerla, pugnalarla. Meglio se giovane, meglio se ha trent’anni meno di lui. E poco importa se una è pazza, se una è drogata, se una è disperata. Loro ci stanno e lui coglie al balzo.
Sia chiaro che non sto facendo la paladina dei diritti delle donne. Chissenefrega. Il romanzo è scritto e ambientato a metà anni 70, periodo in cui la donna rivendicava la propria libertà sessuale e ci sta, quest’immagine delle donne scopaiole, che puttaneggiano a destra e a manca e che si fanno trattare come bambole gonfiabili. Anzi, questo aspetto del romanzo è quello culturalmente più interessante.
E anche lo stile non m’è dispiaciuto. Non c’è una vera storia, sembra piuttosto il racconto di vicende in cui il denominatore comune è il sesso, ma il romanzo scorre via bene, è asciutto ed essenziale.
Quello che non m’è piaciuto è che Bukowski racconta senza risparmiare nemmeno un dettaglio. Esplicito al punto da non lasciare niente all’immaginazione. E questo, nell’erotismo, è un male. Un male enorme! In tutta onestà, in certi passaggi ho provato perfino fastidio.
Quindi, ricapitolando, in Donne si dice troppo, in Immagini di Cristallo troppo poco. Per me.
Ho trovato decisamente più erotico Storia di neve, di Mauro Corona, che però non appartiene a tale genere.
Qualcuno mi dice che La cruna dell’ago, romanzo di spionaggio di Ken Follet, sia un capolavoro d’erotismo.
Allora, cos’è l’erotismo? Non basta parlare di sesso, non basta descrivere ginnastica da camera da letto. Credo si tratti di un insieme di meccanismi difficilissimi, che vanno a toccare nell’intimo e nel personale di ognuno.
Ma allora può davvero esistere una letteratura erotica? È davvero un genere letterario?
O piuttosto esiste l’erotismo, fa parte della nostra vita e qualche volta entra in un romanzo insieme alla vita dei personaggi, che sia un romanzo rosa, un thriller, un noir, uno storico.
Sono le stesse domande che già da tempo mi pongo a proposito dell’horror. C’è sempre la vecchia questione che non basta un vampiro o un fantasma per fare horror. Come non basta rovesciare dieci litri di sangue.
Si tratta di uno stato d’animo. Si tratta di andare in cerca di piccole radici nell’animo umano, nel posto intimo in cui nasce la paura, e riuscire poi a riprodurne i meccanismi nel lettore. E la paura è parte della nostra vita come l’erotismo.
Ma allora… esiste l’horror? O esistono storie che riescono a far paura?
Che casino. Mi sono persa nel mio stesso intrico.
E allora, in barba a tutti, piazzo qua sopra una foto che sembra non entrarci niente, e invece. :-)










Lungo il Percorso dei Giochi e delle Favole, si passeggia (o meglio, ci si inerpica) per via Lupus in Fabula, con le sagome dei lupi nascoste tra i rami, via del Gatto con gli Stivali, con tantissime sculture di gatti acciambellati e cartelli espositivi con storie e leggende di gatti. C’è la via delle Favole di Esopo, la via delle Fate e delle Creature Fantastiche e quella degli Gnomi. Insomma, la passeggiata non proprio agevole è accompagnata dalla presenza di queste creature fantastiche e dalla possibilità di accasciarsi su una buona serie di panchine a riprendere fiato. Inoltre sono disponibili giochi per bambini (la foto mostra Valchiria che fa la mamma) e si possono osservare esemplari di antichi giochi da giardino.
Insomma, il Bosco magico è un posticino davvero incantevole per trascorrere una giornata nella natura, con un’atmosfera fatata, ma non troppo rilassante. Sento di sconsigliarlo per i bambini al di sotto dei tre anni, perché i sentieri sono a tratti piuttosto ripidi, sono presenti raccordi a scale. Impossibile muoversi col passeggino e un po’ faticoso il percorso a piedi. Per i bambini più grandi, invece, è davvero uno spasso!
ha creato Il Museo del Giocattolo presso La casa dei sogni.
utto questo, a fare da cornice a oltre 3.000 giocattoli antichi, tra bambole, cavallini, marionette, costruite con vari tipi di materiali. I pezzi fanno parte principalmente della collezione di Luciana Gaspari Avrese e si riferiscono a varie epoche e luoghi del Mondo, a partire dalla fine del 1700 al 1950. Non so come descrivere la sensazione di avere migliaia di occhi puntati addosso. Occhi strani, sguardi vuoti, eppure capaci di mettere inquietudine. 


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