
Argine, 2005. Olio sabbia e stucco su legno.
Ecco qua l’ultimo quadro della mia tetralogia, insieme a Telepatia, Se non so (So) e Antagonista.
S’intitola Argine, e l’ho dipinto in ricordo di una passeggiata lungo l’argine dell’Adige, a 500 metri da casa mia.
…Era una domenica pomeriggio, in cui c’era da uscire, per forza, che se no si moriva. E allora un giro in macchina, che in quegli anni, quando si moriva, la medicina era l’eccesso, di velocità e volume.
E poi l’argine, aria aperta, a “filosofeggiare”, che ci piaceva così. Passare il tempo a parlare del Mondo, di come ci sarebbe piaciuto, di come poteva essere migliore. A fare a gara a dimostrare che non c’è alcun dio, a recitare poesie di Catullo, che Odi et amo era l’unica che ci ricordavamo entrambi senza manco un errore, e le altre erano bisticci di rime e metrica.
Era proprio di questi tempi, sì. E c’era un verde che quasi faceva male agli occhi, squillante, vivace. Così forte da confondere il colore delle facce nostre, gli imbarazzi, le crisi, i silenzi.
Argine è diventato il ricordo di una promessa fatta di notte, tra fumo e sangue. L’unica che è stata mantenuta…
Tornando a cose più ufficiali, la tecnica è la stessa degli altri tre, olio su legno, con impasto di sabbia e stucco per le parti in rilievo. La foto stavolta è venuta bene e mi sembra che si possa vedere in modo definito il tentativo di tridimensionalità.
Concludo col dire che questo è l’unico quadro della mia vita in cui ho usato il colore verde.
Il verde non lo indosso, così come non mi piace farlo indossare ai miei quadri. Non perché non mi piaccia, anzi… Il fatto è il verde appartiene alla Natura, che ne è l’assoluta padrona, e ce lo regala nelle sue molteplici sfumature e variazioni. Dunque voglio che resti alla Natura, così bello e puro e assoluto.









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