
Dei tuoi respiri
so riconoscere l’odore
il suono della notte
il colore.
I tuoi respiri
li porto tra i capelli
e nella bocca
e non dimenticare
che t’ho guardato gli occhi
chiusi
e non dormivi.
i miei quadri, i miei racconti, i miei pensieri, i miei viaggi, le mie briciole di quotidianità

Dei tuoi respiri
so riconoscere l’odore
il suono della notte
il colore.
I tuoi respiri
li porto tra i capelli
e nella bocca
e non dimenticare
che t’ho guardato gli occhi
chiusi
e non dormivi.

Caldo l’abbraccio
il riccio e la castagna
letto di foglie



Scrosci di pioggia
canticchiano sui vetri:
muore l’estate.
C’è questa mia poesiola, che s’intitola Risveglio, che pare essersi aggiudicata il terzo posto di un concorso di poesie horror e che quindi mi ha fatto vincere un libro e quando ricevo libri sono sempre molto contenta, anche se credo che il contenuto del mio lavoro sia rimasto oscuro ai più
Eccola qua:


Margini
risparmiati dai rumori
son diventati pareti
da cui entrare e uscire
in punta di dita.
Rumori neri
come d’inchiostro nella pelle
la nota sfuggita al dito
il tempo sbagliato
il grido sulla bocca dei giganti.
Sono i rumori
nostri
quelli che li sentiamo solo con gli occhi,
che ci hanno visto giovani
prenderci le misure
e nascondere i sorrisi
tra le parentesi.
Rumori d’ovatta
sospesi in uno spazio vuoto
che quando abbiamo chiuso gli occhi
per sentirci davvero
siamo rimasti immobili
braccia nelle braccia
disorientati
per il troppo silenzio.

Di quelle pagine sprecate sporche di debiti e incombenze che li ricordi a prescindere e di cazzate a cui togli uno zero per imbrogliare il mese e l’amor proprio. Che impari a sezionare le necessità la mano ferma del chirurgo e tagli e incolli parole e orecchie da distribuire e bocche di plastica per baciare quando serve e sorridere a comando. Ripeti sottovoce le tabelline e sulle dita calcoli il riporto delle intenzioni che nell’economia del tempo e delle voglie confondi il divisore tra i bisogni e i sentimenti.
Sei nell’indugio
di passi scivolati
dentro
di cose spinte fuori
strette
tra i denti e il respiro.
Sei nel tuo stringere
catene e mani
che vuoi bucare il vento
con i piedi
e chiuderti la giacca
addosso
come scudo.
Nel rosso che ti scivola dagli occhi
sei
e come me
l’andirivieni
delle tue dita
che pizzicano stelle
e i solchi nella terra
col sedere.
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