Torno a parlare di libri. Entusiasticamente. Ce ne sono cinque o sei che aspettano, da mesi, nel cassetto della scrivania. Minima principia, di Riccardo Carnielli, è l’ultimo arrivato. Eppure non potevo aspettare. Come tutte le cose belle che bisogna dividere con qualcuno.
Forse molti avranno riconosciuto la copertina: è in costante pubblicità nel web da febbraio. Io me ne sono resa conto solo a posteriori e ne sono rimasta sorpresa.
Di fatto, ho conosciuto Minima principia quando la sorte me lo ha portato a casa (Riccardo è un amico d’infanzia, che non vedo da una ventina d’anni, e le nostre mamme, che invece si vedono spesso, hanno fatto da tramite).
Terminato il libro, ho scritto a Riccardo le mie impressioni in una lettera. Questa lettera, la pubblico qui. Così che siano le mie parole dirette e sincere a raccontare il romanzo.
Ciao!
Cercherò di esporti le mie impressioni così come le ho vissute, durante la lettura. Premetto che non ho letto la quarta – non la leggo mai prima del romanzo – perché desidero che ogni parola sia una sorpresa, una mattone sconosciuto.
Ho affrontato le prime pagine con un pizzico di timore. A pagina 6 il timore si era fatto terrore. Ho pensato che arrivare alla fine sarebbe stato un calvario, una lenta agonia fatta di righe scorse con lo sguardo distratto, tanto per.
A trasferirmi queste sensazioni è stata una certa lentezza, senza dubbio voluta, per la situazione descritta (si narra di una sorta di “rinascita”, del risveglio da uno stato d’immobilità psichica, e quindi immagino tu abbia ricercato questo effetto) ma per il lettore – per me lettore – è stato un pochino eccessivo. Lentezza e labirinto.
Mi riferisco a frasi come “Charlie non svenne subito. Charlie s’impose di sentire la sua presenza sbiadire mentre riconosceva il corpo venire, svegliarsi dall’incapacità autarchica che lo aveva tenuto chiuso nel suo allegorico bozzolo, recedendo fin nell’anticamera dello stato post-onirico della notte.” O alla descrizione dell’uomo delle pulizie. Se è tutto così, ho pensato, mi ci vorrà un anno.
Superato a fatica il primo capitolo, la situazione è cambiata completamente. La storia ha assunto ritmo, dinamicità. Si è resa affascinante. L’ho divorata.
Per come hai gestito la trama, riuscendo a stimolare l’interesse (quasi morboso) verso Charlie Waters. Non mi sono sentita immedesimata con lui, non si è instaurato il legame empatico. Piuttosto, lo osservavo. Lo seguivo – accompagnavo nel suo girovagare, nel suo ri-scoprire – come fosse un esperimento, un’opera d’arte, un fenomeno bizzarro e sconvolgente.
Sono rimasta meravigliata dalla profondità con cui hai sviscerato Charlie, con cui ne hai costruito l’esistenza. E la sua mania, trasmessa al lettore anche attraverso un’abbondanza di dettagli (mi viene in mente l’elenco di voli e orari all’aeroporto, descrizione di cibi, farmaci, tutta l’oggettistica del sexy shop…) che sfiora il fastidio ossessivo.
Al pari, ho ammirato la capacità di penetrare i personaggi e di tratteggiarne con precisione ed efficacia la personalità, gli istinti, l’unicità. Hai dei bei personaggi, davvero. Ognuno scolpito, ognuno col suo ruolo e il suo significato.
Bellissimi i richiami simbolici, archetipici, che con estrema efficacia si materializzano nella mente del lettore, attraverso forme e colori, e insieme il tuo uso particolare dell’aggettivazione, ottimo davvero. Ho amato molto anche i quadri di riferimento all’inizio dei capitoli, così come la presenza dell’arte, costante nella narrazione.
Riguardo lo stile, hai un modo tutto tuo di scrivere e questa cosa è preziosa – la riconoscibilità. Scrivi bene, scegli e ponderi le parole con estrema cura, ti piacciono i preziosismi lessicali e i prestiti semantici. Hai una scrittura ricca, ma allo stesso tempo pulita, corretta (anche se appartieni al partito delle d eufoniche, mentre io sono dello schieramento opposto
).
Un altro aspetto particolare, è l’aura di “internazionalità” che permea il testo. E non mi riferisco soltanto alla scelta di un protagonista londinese che si muove qua e là per il mondo (cosa che per altro lascia emergere un ottimo lavoro di ricerca e approfondimento), quanto più alla sensazione di facile “traducibilità”. Non so se mi spiego… ho come percepito da parte tua l’intenzione di non ancorare l’opera a una definita italianità ma di svincolarla, per farla volare più in alto (è per questo che, a differenza dei numerosi dettagli logistici, quando la storia si è spostata in Italia, non hai voluto specificarne la località?).
Ebbene, è quello che ti auguro, perché hai scritto davvero un ottimo, OTTIMO romanzo. Siamo a livelli alti, e chi mi conosce sa quanto restia io sia a sbilanciarmi in questo modo.
E detto questo, anche il prezzo – questi 17 euro che, credimi, d’impatto paiono un po’ eccessivi – alla fine della lettura sembra meritato. Il tomo in sé è bello, molto curato nella forma. Ha una bella carta, ottima stampa. E anche la copertina è azzeccata (nonostante di mio io ami colori meno sgargianti).
Ecco, non ho altro da dirti.
Mi rendo conto di non aver parlato della trama, e non vorrei farlo. Per dare un’idea generale, riporto le parole della quarta:
Un architetto senza memoria del suo passato né alcuna cognizione di sé, si risveglia nella sala d’attesa di un aeroporto. L’uomo apre gli occhi per la prima volta sul mondo e lentamente comincia una ricerca che lo porterà a ricostruire gli aspetti dimenticati della sua vita, a comprendere la sua origine, a fronteggiare l’equilibrio instabile della sua psicologia, nel tentativo inefficace di recuperare una normalità che amica, colleghi e psicologo di turno gli sveleranno come necessaria, e che lo condurrà all’ossessione per la struttura fisica del corpo, alla frequentazione di ragazze anoressiche prima e ad interessi omosessuali poi, alla realizzazione di uno spazio architettonico adeguato, personale, intimo.
E aggiungo che si tratta di un intreccio ricchissimo, importante e coraggioso, che sa essere crudo e violento e che sa emozionare. E nel finale (ottimo finale!) esplode come un fuoco d’artificio.
È un romanzo che va letto. E lo dico soprattutto a quei miei amichetti scrittori che qualche volta passano da queste parti. Leggete Minima principia, me ne sarete grati. E se non lo leggete, siete dei pirla.

pirla a chi?!?!
e vabbè… non sia mai che io sono pirla…
avevo scritto amichetti
e soprattutto scrittori
che c’entri, tu??
leggilo, valà
ti farà molto bene