Archivio per Settembre 2009

La panna cotta

Come promesso, ecco la ricetta per preparare la panna cotta in casa.

RICETTA

Ingredienti :

1000 ml di panna non zuccherata (anche vegetale)
¼  di latte
4 fogli di colla di pesce
2 bustine di vanillina
180 gr. di zucchero

Mettere in una pentola sul fuoco la panna con lo zucchero.

A parte, mettere in ammollo i fogli di colla di pesce in acqua fredda e una volta ammollati, sollevare dall’acqua la colla di pesce e scioglierla nel latte caldo.

Versare il composto di latte nella panna zuccherata e aggiungere le bustine di vanillina.

Togliere dal fuoco e versare la crema in uno o più stampi. Lasciare raffreddare e mettere in frigo. Preparare preferibilmente il giorno prima. 

 

Purtroppo non ho la foto, ma garantisco che il risultato è ottimo. Si possono usare gli stampini singoli in alluminio, che però rendono difficile l’operazione di capovolgimento. Meglio quelli in silicone, o uno stampo unico come quello per il plum cake,  per poi servire la panna cotta a fette.

La farcitura si può realizzare con i topping da gelato oppure con della marmellata. Specifico che utilizzando la panna vegetale si avrà una panna cotta decisamente più densa, forse troppo. A mio gusto, il risultato migliore si ottiene con la panna di origine animale.

A me è riuscita subito al primo tentativo e vista la semplicità degli ingredienti da utilizzare e la facilità della preparazione,  posso dire che è addirittura più comoda della panna cotta in busta.

Provate! :-)

 

Haiku di fine stagione

 

Pioggia

 

 

 

 

 

 

      Scrosci di pioggia

      canticchiano sui vetri:

      muore l’estate.

Risveglio

C’è questa mia poesiola, che s’intitola Risveglio, che pare essersi aggiudicata il terzo posto di un concorso di poesie horror e che quindi mi ha fatto vincere un libro e quando ricevo libri sono sempre molto contenta, anche se credo che il contenuto del mio lavoro sia rimasto oscuro ai più :-)

Eccola qua:

 

Burattini per Risveglio

E lavi via
la terra
con lacrime e saliva
umidità di sangue
nero.
Il tuo stupore
un cigolio
sbadiglio arrugginito
tra gli spilli.
Di mani e d’unghie
il tuo grattare
lembi
stracci di pelle e chiodi
fibre
di legno e carne
schegge
di legno e ossa
vene
di legno e sangue.
E suona come musica
stridula
vecchio strumento di morte
giocattolo sepolto
il tuo risveglio
fatto di carezze
rigagnoli
piccole mani liquide
pregne
di quel che un tempo era vivo
e ora
t’imprigiona
nel tuo segreto
giaciglio di terra.  

In cucina

Per chi non c’era e continua ad assillarmi con le foto della “robba da magnà”

Per chi può vantarsi di esserci stato e di aver assaggiato

E soprattutto per fare un po’ la figa, quell’unica volta l’anno che mi rimetto seriamente in cucina:

dopo due giorni di estenuante lavoro con le roventi temperature di metà agosto, ecco le foto delle mie creazioni per la festa del 19 agosto!

 

Rotolini di pane con prosciutto cotto e formaggio e con tonno e capperi

Rotolini di pane con prosciutto cotto e formaggio e con tonno e capperi

Tortilla spagnola di papate e cipolla

Tortilla spagnola di papate e cipolla

Tramezzini misti

Tramezzini misti

Pizzette e salatini di pasta sfoglia

Pizzette e salatini di pasta sfoglia

couscous con verdure miste e pollo

couscous con verdure miste e pollo

Mousse di prosciutto cotto e pistacchi, con uova

Mousse di prosciutto cotto e pistacchi, con uova

Roast beef con battutino di rucola e grana - rotolini di bresaola con  robiola e rucola

Roast beef con battutino di rucola e grana - rotolini di bresaola con robiola e rucola

Insalata di arance finocchi olive nere e pinoli

Insalata di arance finocchi olive nere e pinoli

Torta di pandispagna con crema chantilly e panna montata (e rigorosa cialda di Winnie the Phoo)

Torta di pandispagna con crema chantilly e panna montata (e rigorosa cialda di Winnie the Pooh)

Ecco, mi sembra non manchi nulla, alcolici a parte.

Anzi, no, manca la foto della panna cotta, che evidentemente il mio prode pseudofotografo Riccardo ha dimenticato di fare :-)

Per sopperire, nei prossimi giorni regalerò la ricetta, che è di una semplicità estrema, giacchè è riuscita anche a me!

      

Qua e là

 

Un mese e mezzo senza aggiornare il blog. Si potrebbe pensare che mi sia goduta un lungo periodo di ferie e che quindi abbia temporaneamente abbandonato tutto… Esatto, proprio così.

Non che mi sia riposata, eh… un po’ il caldo. Un po’ i brutti ricordi di fine luglio, quando ho vissuto la grandiosa esperienza dello svegliarmi alle 4 del mattino coi ladri in casa. Un po’ il corri corri, verso il mare, sulla spiaggia, in cucina, per l’aeroporto, dietro al diavoletto scatenato…  Vacanze tutt’altro che riposanti, in definitiva, ma va bene così.

Sono abbronzata. Era da anni che non mi vedevo così marroncina, merito forse del sole delle ore buone, quello del mattino presto che colora e non brucia. E merito forse del sole agguerrito della Tunisia, che picchia pure nelle ore buone.

Ho letto poco, però. Perché mi piace leggere bene, in santa pace, e la santa pace non mi fa più visita da un bel po’ di tempo. Ho letto poco, però per quel poco ho letto bene. Perché dopo tanto tempo sono tornata a Roma, in città intendo. E lì c’è la libreria grande, quella in cui mia madre conserva i classici. Allora non ho fatto altro che correre a destra e sinistra, su e giù con lo sguardo, e far scattare la mano quando un titolo catturava il mio interesse.

Gente di Dublino, di James Joyce. Era da tanto che volevo rileggere Joyce. Forse perché tempo fa avevo letto frammenti di Ulisse, e pur non essendomi piaciuto nemmeno un po’, mi erano rimaste impresse alcune cose e quindi volevo riprovarci.

La cosa divertente è stata che avevo saltato l’introduzione, perché volevo arrivare subito al testo. Giunta al terzo capitolo, mi sembrava tutto un gran casino, troppi personaggi, troppe faccende scollegate tra loro. Poi mi sono resa conto che era una raccolta di racconti e non un romanzo. Ecco, questi sono i momenti in cui mi sento sprofondare nell’ignoranza.

In definitiva, i singoli racconti sembrano regalare poco. Visti però nell’ottica generale della raccolta, assumono un senso spaventosamente attraente: c’è un tema comune nascosto dietro le storie quotidiane di questi dublinesi raccontati nelle loro piccole vicende pubbliche e private. La paralisi. Il senso di impotenza, la rabbia del non poter agire o reagire, il desiderio, il sogno della fuga e il sentirsi inchiodati nella propria situazione. In questa chiave di lettura, ecco che allora i racconti diventano davvero racconti, assumono quel senso di profondità che al primo impatto sembravano non avere.

Poi nella libreria c’era Italo Calvino, diverse opere. Ho scelto Marcovaldo, tanto per rimanere sulle raccolte di racconti. Avevo letto Calvino tanti anni fa, forse alle scuole medie. Sì sì, alle medie. E come gran parte delle cose di allora, ricordo poco e male. Poi qualcuno, parlandomi un gran bene delle Lezioni americane, mi ha fatto venire la curiosità.

Ebbene, Marcovaldo è davvero carino. Scritto con quella semplicità che piacerebbe saper avere anche a me, con quel tono leggero che però nasconde stati d’animo tutt’altro che leggeri. Il tema è la Città, vissuta da Marcovaldo nel susseguirsi delle stagioni, con l’atteggiamento di chi alla città non appartiene ma è costretto a starci, e vive con frustrazione il grigio, il traffico cittadino, l’assenza della natura, le dinamiche consumistiche e la tecnologia, e nel cercare espedienti per farsela passare, riesce sempre a cacciarsi in qualche guaio.

Dicevo proprio ieri che tra tutti i racconti, uno in particolare mi ha colpito per l’incipit, tanto da considerarlo perfetto. Sì, una di quelle piccole cose perfette che qualche volta – raramente – mi capita di leggere. E allora lo riporto anche qui, in chiusura di questo post un po’ sconclusionato che però segna la conclusione delle ferie e in qualche modo anche dell’estate.

Luna e Gnac

La notte durava venti secondi, e venti secondi il GNAC. Per venti secondi si vedeva il cielo azzurro variegato di nuvole nere, la falce della luna crescente dorata, sottolineata da un impalpabile alone, e poi stelle che più le si guardava più infittivano la loro pungente piccolezza, fino allo spolverio della Via Lattea, tutto questo visto in fretta, ogni particolare su cui ci si fermava era qualcosa dell’insieme che si perdeva, perché i venti secondi finivano subito e cominciava il GNAC.
Il GNAC era una parte della scritta pubblicitaria SPAAK-COGNAC sul tetto di fronte, che stava venti secondi accesa e venti spenta, e quando era accesa non si vedeva nient’altro. La luna improvvisamente sbiadiva, il cielo diventava uniformemente nero e piatto, le stelle perdevano il brillio, e i gatti e le gatte che da dieci secondi lanciavano gnaulii d’amore muovendosi languidi uno incontro all’altro lungo le grondaie e le cimase, ora, col GNAC, s’acquattavano sulle tegole a pelo ritto, nella fosforescente luce al neon.

(Marcovaldo, Italo Calvino)

Buon rientro a tutti!


Valchiria Pagani

schizzidisangue@hotmail.com

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