
Di quelle pagine sprecate sporche di debiti e incombenze che li ricordi a prescindere e di cazzate a cui togli uno zero per imbrogliare il mese e l’amor proprio. Che impari a sezionare le necessità la mano ferma del chirurgo e tagli e incolli parole e orecchie da distribuire e bocche di plastica per baciare quando serve e sorridere a comando. Ripeti sottovoce le tabelline e sulle dita calcoli il riporto delle intenzioni che nell’economia del tempo e delle voglie confondi il divisore tra i bisogni e i sentimenti.

E’ una vita che non passo di qui!
Bella poesia. Mi ricorda mio padre.
Un salutone dal Canada!
ciao carissimo!
grazie
un salutone anche a te
e vedi di passare più spesso!
smack
Leggevo che ripetere conti su conti a mente, serviva per tenere la mente occupata dalle influenze altrui.
Si sviluppano abilità che permettono di schermarsi.
Poi il divisore lo decidi sempre tu e tieni presente che sta sempre sotto, alla fine.
Per quanto l’imbroglio sia grande.
Il problema è che per quanto cerco di contare, il tempo resta sempre quello che è