Uomini che odiano le donne

 

uomini che odiano le donne - copertina

 

Primo dei tre volumi della Millennium Trilogy, di Stieg Larsson. Credo siano pochi quelli che ancora non ne hanno sentito parlare. Ebbene, se ne è detto di tutto e di più, opinioni che variano dalle stelle alle stalle.  

Come sempre, racconto qualcosa di questo romanzo dopo aver lasciato passare del tempo dalla lettura, solo che stavolta, un po’ per una serie di impegni, un po’ per scelta, ho voluto aspettare di aver letto tutta la saga. La scelta è stata quella di avere una visione d’insieme e di poter considerare questo lavoro anche in rapporto all’intera Trilogia.

Dunque, riguardo la storia basta dire che c’è un giornalista quarantenne, Mikael Blomkvist, che sta attraversando un brutto periodo per problemi legali connessi al lavoro e un anziano imprenditore che lo contatta per risolvere il mistero della scomparsa di una sua nipote avvenuto un trentennio prima. Ad aiutare il giornalista c’è Lisbeth Salander, venticinquenne dalla personalità controversa, che oscilla tra genialità e pazzia. Il tutto è condito da un intrico di personaggi e situazioni, in un intreccio sicuramente forte e accattivante. Talmente accattivante che, alla fine, mi sono lasciata prendere del tutto dalla storia. Alla fine, appunto. Perché, non posso non dirlo, l’inizio del romanzo è di una lentezza esasperante. Non che la lettura sia pesante, per carità. Anzi, si fa leggere molto volentieri, lo stile è scorrevole, asciutto. Solo che non succedeva mai nulla. Pagina dopo pagina dopo pagina, arrivata alla 250, la storia non mi aveva dato ancora nemmeno uno spunto d’interesse. La sensazione è stata che Larsson si fosse un po’ scritto addosso, perdendosi nel raccontare tutta una serie di vicende economiche e politiche, e poi citando decine e decine di persone imparentate con la ragazza scomparsa e poi ancora facendo sfoggio della sua competenza in materia di storia del nazismo. Dunque, a mio avviso, una partenza lentissima, che a conti fatti, non ha dato nulla o quasi alla storia.

Il bello è che, d’un tratto, proprio intorno a pagina 250, qualcosa cambia incredibilmente. Il ritmo aumenta, e la vicenda comincia a regalare colpi di scena e a farsi coinvolgente, tanto che si lascia leggere tutta d’un fiato, regalando diverse soddisfazioni e lasciando la curiosità di andare avanti, al punto che il passaggio alla lettura del secondo capitolo della Trilogia è stato del tutto immediato.

Senza dubbio, il punto forte di questa serie di romanzi, sta nei personaggi protagonisti, Mikael e Lisbeth, che appaiono, ognuno a suo modo, strani, bizzarri e originali. Forse anche troppo. Il punto è che dietro queste marcate caratteristiche, andando a sfrondare e a ridurre al nocciolo, la mia sensazione è che Larsson abbia creato due personaggi “passepartout”. Nel senso che chiunque, davvero chiunque, riesce a immedesimarsi con l’uno o con l’altro.

In poche parole, Mikael è il quarantenne belloccio e interessante, che non è in grado di avere una relazione stabile e che gestisce la sua vita sessuale incontrando diverse donne, con cui però non si lega mai. Il bello è che lui non fa proprio nulla per approcciarle. Sono loro che gliela sbattono letteralmente in faccia. (Lo dice lo stesso Larsson all’inizio del secondo volume, La ragazza che giocava col fuoco). Ebbene, non è il sogno (quasi sempre irrealizzabile) di ogni uomo?

Lisbeth è molto più complessa. Piccola, magrissima e nemmeno bella. Piena di tatuaggi e pearcing. Scontrosa, chiusa in se stessa per quanto riguarda la propria vita, sempre sulla difensiva. Eppure capace di una forza e una furia vendicativa inimmaginabili quando si sente minacciata o contro gli”uomini che odiano le donne”. Sessualmente non schierata, nel senso che non lo sa bene nemmeno lei se preferisce gli uomini o le donne. Semplicemente, fa sesso con chi al momento le va a genio. Inoltre è dotata di un’impressionante memoria fotografica e abilità informatiche e matematiche. Un genio incompreso, insomma. Dunque, credo che tutto l’universo femminile nelle sue sfaccettature possa trovare modo di immedesimarsi in lei.

In definitiva, è Lisbeth il vero personaggio trainante, quello a cui il lettore per forza di cose si affeziona, e che trascina nel suo mondo oscuro, di violenza e follia. Proprio in questo mondo porterà il secondo volume della Trilogia, andando a svelare alcuni segreti del passato della ragazza.

Concludo con un appunto sullo stile. Per chi si aspetta di trovare il sapore dei paesi nordici, forse rimane un po’ deluso. Perché al di là delle citazioni dei piatti tipici svedesi (le classiche polpettine con composta di mirtillo e patate), le minuziose descrizioni degli interni, soprattutto dell’arredamento, e le quasi inesistenti descrizioni di esterni, i continui richiami all’IKEA e un certo atteggiamento sessuale spigliato, per il resto sembra di leggere un romanzo americano i cui nomi dei personaggi e dei luoghi sono stati cambiati con quelli svedesi.

In conclusione i pareri contrastanti sono del tutto plausibili. Forse, con una bella sfoltita, duecento parole in meno, sarebbe stato davvero un ottimo romanzo. Resta il fatto che, nel bene e nel male, una volta che si cade dentro alla Millennium Trilogy, è difficile venirne fuori.  Ma degli altri due volumi, dirò più avanti.

 

 

4 Risposte a “Uomini che odiano le donne”


  1. 1 pp Giugno 10, 2009 alle 12:00 am

    In pratica rimango ancora dubbioso se leggerlo o meno! ^_^

  2. 2 Valchiria Giugno 10, 2009 alle 7:28 am

    no dai, secondo me comunque vale la pena leggerlo.
    Nel senso che è un buon romanzo e se lo affronti in scioltezza, tipo in spiaggia, i passaggi lenti nemmeno li vedi :-)
    magari vedi se trovi qualcuno che te lo presta!

  3. 3 Ranz Giugno 14, 2009 alle 9:44 am

    Ne ho sentito parlare spesso, ma non l’ho mai letto.
    Conoscendomi, andrà a finire che leggerò tutta la trilogia

  4. 4 Valchiria Giugno 15, 2009 alle 8:37 am

    Eh caro, una volta che cominci è difficile non arrivare a leggerli tutti e tre :-)


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