Archivio per Maggio 2009

Giocare: Il Bosco Magico e Il Museo del Giocattolo

 

Una domenica di sole, il desiderio di riempirsi gli occhi di verde, la curiosità di visitare questo Bosco Magico, aperto da un paio di mesi a Verona, in zona Torricelle.

Si tratta di un parco tematico di ventimila metri quadri, di natura boschiva, organizzato in sentieri e itinerari dedicati alla natura, al mondo delle fiabe e ai suoi magici personaggi. Così, ecco che all’ingresso s’incontrano subito scoiattoli e ranocchi scolpiti nel legno, sedili con i volti di gnomi e folletti, ranocchi e oche nascosti tra le foglie al lato dei sentieri.

scivoloLungo il Percorso dei Giochi e delle Favole, si passeggia (o meglio, ci si inerpica) per via Lupus in Fabula, con le sagome dei lupi nascoste tra i rami, via del Gatto con gli Stivali, con tantissime sculture di gatti acciambellati e cartelli espositivi con storie e leggende di gatti. C’è la via delle Favole di Esopo, la via delle Fate e delle Creature Fantastiche e quella degli Gnomi. Insomma, la passeggiata non proprio agevole è accompagnata dalla presenza di queste creature fantastiche e dalla possibilità di accasciarsi su una buona serie di panchine a riprendere fiato. Inoltre sono disponibili giochi per bambini (la foto mostra Valchiria che fa la mamma) e si possono osservare esemplari di antichi giochi da giardino.

Il parco presenta anche un Percorso Botanico, con Ulivi, Gelsi e piante officinali, e un Percorso Panoramico, da dove si può godere di una incredibile vista del centro di Verona.

All’interno del Bosco è stato allestito un piccolo Teatro, nel quale, ogni domenica pomeriggio, vengono messi in scena spettacoli diversi, che hanno per tema le Fiabe.

gnomo 1Insomma, il Bosco magico è un posticino davvero incantevole per trascorrere una giornata nella natura, con un’atmosfera fatata, ma non troppo rilassante. Sento di sconsigliarlo per i bambini al di sotto dei tre anni, perché i sentieri sono a tratti piuttosto ripidi, sono presenti raccordi a scale. Impossibile muoversi col passeggino e un po’ faticoso il percorso a piedi. Per i bambini più grandi, invece, è davvero uno spasso!

Il Bosco Magico è stato creato dalla Fondazione Gaspari Avrese di Verona, con l’intenzione di donare alle famiglie uno spazio verde nel quale giocare e divertirsi.

Sempre legata al tema del Gioco, a circa 50 metri dal Bosco, la Fondazionebambole 1 ha creato Il Museo del Giocattolo presso La casa dei sogni

Si tratta di una vecchia stalla ristrutturata che ha assunto le sembianze di una casa giocattolo, fatta di legno, pietra e vetri. La sensazione è straniante, perché non c’è un confine definito tra il dentro e il fuori. I tronchi degli alberi sono all’interno della casa, protetti da pareti di vetro, una scala porta in un luogo buio e umido che sembra il centro della terra. Dalla porta a vetri ci si accorge di essere su uno stagno.

Tburattini 1utto questo, a fare da cornice a oltre 3.000 giocattoli antichi, tra bambole, cavallini, marionette, costruite con vari tipi di materiali.  I pezzi fanno parte principalmente della collezione di Luciana Gaspari Avrese e si riferiscono a varie epoche e luoghi del Mondo, a partire dalla fine del 1700 al 1950. Non so come descrivere la sensazione di avere migliaia di  occhi puntati addosso. Occhi strani, sguardi vuoti, eppure capaci di mettere inquietudine. 

Il Museo del giocattolo è senza dubbio da vedere, soprattutto per gli appassionati dell’orrore  :-)

Cliccando QUI si va sul sito ufficiale, che riporta tutte le indicazioni per visitare sia il Museo che il Bosco Magico e mostra anche alcune foto carine.

Concludo riportando i versi con cui si apre la home page.

Il bimbo che non gioca
non è un bambino,
ma l’adulto che non gioca
ha perso per sempre
il bambino che è in sé
                                           (Pablo Neruda)

Versi che ho trovato perfetti come invito in un luogo in cui, come per magia, gli adulti tornato a giocare insieme ai bambini, e i bambini possono scoprire i giocattoli con i quali si divertivano, decenni fa, gli adulti di oggi.

 

Accondiscendenze

  bocciolo di rosa

Di rami secchi
non ho più bisogno
né di foglie morte sulla strada.
Cerco l’equilibrio
nei palmi delle mani
Pago le cadute
sul mio culo ossuto
e pigra
o disillusa
imparo a regalare i sì
a prescindere.

Una del giro

 

una-del-giro

 

Questa non è una lettura recente, risale a qualche mese fa. Desideravo parlare di questo libro ma non trovavo mai lo stimolo giusto. Quindi lo tenevo lì, messo di traverso sulla libreria, in attesa dell’ispirazione, per poi restituirlo alla mia amica Ale, da cui l’ho avuto in prestito.

Della Gran avevo letto poco prima La voce dentro, un romanzo breve e apparentemente destinato a essere dimenticato in fretta. Invece, a distanza di molti mesi, devo dire che ha lasciato in me un bel segno.

Di Una del giro, ho avuto la stessa impressione, pur trattandosi di due romanzi dal carattere diverso, horror il primo, noir il secondo. L’impressione di una di quelle letture fatte per scomparire dai ricordi dopo poco tempo. Forse perché il modo di scrivere di Sara Gran ha un’impronta semplice, nella costruzione delle frasi, nella scelta lessicale, nelle dinamiche della narrazione. La lettura scorre via con una fluidità che dà la sensazione di non riuscire a trattenerne nulla. Invece i mesi sono passati e anche di questo romanzo conservo ricordi vividi.

Una del giro è la storia, narrata in prima persona, di Josephine, una ex tossicodipendente della New York degli anni cinquanta. A seguito della scomparsa di una ragazza benestante, i genitori chiedono a Josephine di cercare loro figlia negli ambienti squallidi della droga e della prostituzione che lei stessa aveva frequentato fino a un paio di anni prima.

Al di là di come è stato gestito questo thriller dalle tinte molto nere – non dico di più perché non voglio correre il rischio di rivelare qualcosa di troppo – gli aspetti accattivanti del romanzo li ho già menzionati, e sono due.

Il primo è che Attraverso Josephine il lettore è trascinato indietro di sessant’anni e accompagnato a visitare i bassifondi di New York, le bettole, i locali dove c’è il giro, a incontrare prostitute, protettori, tossici, spacciatori.

Il secondo è che il lettore percorre questo viaggio come preso per mano dalla protagonista, con la quale difficilmente c’è immedesimazione. La Gran ha reso Josephine attraente e allo stesso tempo ripugnante. Per il suo passato di eroinomane e prostituta. Per l’essere riuscita a uscire dal giro ma non del tutto, restando sempre in bilico tra la volontà di non ricaderci e la tentazione della droga. Per il suo presente, per il suo non essere del tutto “pulita”, per il suo vivere di espedienti, piccole truffe e furti.

Insomma, Una del giro è un romanzo che si fa leggere volentieri e offre la possibilità di sbirciare, come dal buco di una serratura, una realtà brutale e deprimente con grande realismo.

Se proprio devo essere sincera, una perplessità mi è rimasta e non è piccola. Si tratta del finale. Un finale che concettualmente è giusto, inatteso e cattivo quanto basta. Ma che ha un limite intrinseco, chiuso a priori nel modo in cui la Gran ha deciso di gestire la narrazione. Vabbè, non dico altro per non rivelare altro.

In definita, giudizio positivo ma non da urlo.

 


Valchiria Pagani

schizzidisangue@hotmail.com

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