Il suggeritore

 

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Questo libro me l’ha regalato la mia amica Lisa per il compleanno.
In generale i regali mi imbarazzano molto e non mi sento a mio agio nel riceverne.
Tranne quando si tratta di libri. Poi se il libro in questione è uno di quelli su cui avevo posato gli occhi ed era nella mia lista dei desideri, allora può capitare che nell’aprire il pacchetto io cominci a ridere come una pazza e fare i gridolini isterici.
Ecco, è successo più o meno così ricevendo Il suggeritore. Uno slancio d’euforia.
Era un libro che desideravo perché qualche settimana prima mi era capitato di leggerne le prime pagine e la sensazione era stata davvero buona. Ero rimasta affascinata dallo stile e la storia mi aveva preso subito, lasciandomi la curiosità di proseguire con la lettura.
La cosa bella è stata che, nel ricevere il libro, mi sono resa conto che, nonostante fosse passata qualche settimana, ricordavo nei minimi particolari le poche pagine già lette, come se non fosse passata che qualche ora. Insomma, mi erano rimaste bene impresse, cosa rara per una memoria capricciosa come la mia.
Dunque, l’approccio a questo romanzo è stato dei più positivi.
Tuttavia c’era qualcosa che mi ronzava nelle orecchie e che mi insinuava una perplessità. Quella vocina che mi diceva “si tratta di un thriller scritto da un italiano, per di più al suo romanzo d’esordio… cosa credi di trovare? in certe cose, e l’hai già sperimentato più volte, noi italiani non siamo all’altezza”
Ebbene, sono felice di aver smentito quella perplessità.
Questo è un thriller in cui l’italianità nella sua accezione negativa proprio non s’intravede.
Vuoi perché Donato Carrisi ha scelto di non ambientare la storia in Italia, ma nemmeno in un altro specifico luogo, tanto che i nomi dei personaggi suggeriscono molteplici nazionalità e le descrizioni di ambienti e fisionomie si possono adattare alle località più disparate. Credo che la scelta di una localizzazione astratta sia la chiave per conferire credibilità a un lavoro di questo tipo: detto in modo spicciolo, una storia come questa con un’ambientazione italiana proprio non avrebbe funzionato.
E vuoi perché Carrisi scrive bene.
Nel senso che è riuscito tecnicamente a superare certe dinamiche tipiche degli scrittori italiani che troppo spesso risultano “provinciali” rispetto al mondo.
Lontano da quello “scriversi addosso”, da quello sfoggiare erudizione con frasi contorte e noiose. E lontano da quel voler scrivere come parlano i ragazzi, sgrammaticato e scarno. Lontano dai dialettismi, che piacciono a chi li conosce e risultano indigesti al resto d’Italia e intraducibili altrove. Carrisi usa uno stile pulito, asciutto, snello, ma mai banale. C’è una splendida capacità di descrivere le situazioni in pochi passaggi, semplici e diretti. Non c’è sapore di luogo comune, di clichè, nemmeno nelle scene più macabre. Carrisi arriva dritto dritto dove vuole arrivare scegliendo sempre la strada più efficace.
I personaggi sono interessanti, hanno spessore, profondità, hanno la loro storia e le loro problematiche. Le psicologie sono approfondite e anche qui non c’è stereotipo: non c’è il buono che è solo buono, né il cattivo che è solo cattivo. Come non c’è il “necessario” ribaltamento del buono che poi alla fine è il cattivo e viceversa.
Questo romanzo è un vero romanzo, con una storia complessa e ricca, gestita in modo perfetto. Il ritmo è assolutamente elevato, non c’è pausa, non c’è spazio per la noia. C’è un regalare dettagli al lettore che è perfettamente dosato e non sa mai di esasperante stillicidio.
Riconosco di aver affrontato questo libro con un atteggiamento prevenuto, con l’intenzione di voler trovare la pecca, anche la più piccola. Ebbene, sono felice di ammettere di non averla trovata.
Anzi, c’è un qualcosa che alla fine rimane quasi in sospeso… un qualcosa che mi costringe a pensare ancora a questo romanzo a distanza di giorni, cercando di legare l’ultimo capo di un filo all’altro e lasciandomi addosso una sensazione cupa, buia… ma la si può considerare una pecca? o piuttosto una chicca, il valore aggiunto?
Non dico nulla della trama per non rovinare nemmeno la più piccola delle sorprese. Certo è che questo romanzo colpisce nel segno, resta dentro. E posso dire che sia il lavoro italiano contemporaneo più bello che io abbia letto.
Grazie Lisa, a buon rendere   :-)

11 Risposte a “Il suggeritore”


  1. 1 R. Marzo 16, 2009 alle 9:02 pm

    uff
    mi tocca comprare il libro di questo parente colto di Albano quindi
    uff
    ma ho già troppa cosa da leggere
    ma però ecco sì
    me lo ricorderò questa estate
    ricordamelo tu
    ecco
    facciamo così
    tipo verso agosto luglio
    tu me lo ricordi eh
    okay
    grazie

  2. 2 Valchiria Marzo 16, 2009 alle 9:19 pm

    Proprio perchè colto non può essere parente di Albano

    :-)

    uff
    vedrò di ricordarmi di ricordartelo…

    potrei anche prestartelo
    ma odio prestare i libri
    e poi tu leggi al mare e me lo impiastricci di olio
    non solo quello abbronzante
    che ti mangi le pizzette e il baccalà fritto in spiaggia
    e mi ungi le pagine
    e poi ti fai male
    che ti addormenti e ti piomba uno spigolo nell’occhio
    e mi chiedi i danni

    e poi nel ricordarti questo
    ti ricorderò anche quell’altro…
    ghghgh

  3. 3 lisa Marzo 17, 2009 alle 1:39 pm

    vista la critica entusiasta il debito è grosso direi… ; D
    scherzi a parte, sono vermente felice che ti sia piaciuto e direi che non vedo l’ora di leggerlo visto e considerato che le ultime letture non mi hanno entusiasmato poi molto…. compreso quello di Faletti! bello però è proprio come dici tu “… quello sfoggiare erudizione con frasi contorte e noiose”, almeno così è parso a me!
    non vedo l’ora di leggerlo!!! non mi rimane che ricomprarlo… se lo avessi tenuto… la vibrazione era giusta come le critiche sentite qua e la.
    sono felice di aver contribuito a farti passare qualche ora di buona lettura…
    a presto!

  4. 4 pp Marzo 18, 2009 alle 12:14 am

    Il thriller non è il mio genere, più del libro però mi incuriosisce conoscere il tuo nick su anobii! :D

  5. 5 Valchiria Marzo 18, 2009 alle 8:41 am

    @lisa

    cara Lisa, ne avrei, di debiti con te!
    grazie ancora per questo regalo, che soddisfazione!
    sono curiosa di conoscere la tua opinione, quando l’avrai letto…
    e poi, tutto sommato, a te potrei anche prestarlo… forse… :-)

    a presto!

    @pp

    su Anobii ci sbircio spesso e volentieri, ma solo dopo che ho letto un libro…
    perchè c’è qualcuno che inavvertitamente si lascia scappare qualche informazione di troppo
    e poi così evito condizionamenti.
    Però non sono iscritta… non ancora, almeno :-)

  6. 6 lisa Marzo 18, 2009 alle 1:11 pm

    … l’amicizia quand’è tale e incondizionata direi che debiti non ne contempla… ma quelli letterari non mi dispiacciono! per tanto mi aspetto un suggerimento degno di una lettura entsiasmente (non ti dico che cosa ho iniziato ora…solo per il rispetto che posso portare per/ad un libro regalato e a chi lo ha pensato per te!). Ultimamente trovo veramente difficile trovare una lettura appagante e questo “Suggeritore” mi incuriosisce proprio!

    a tale proposito… una lettura diversa…

    Giampiero Mughini
    Einaudi – Collana: Stile Libero Extra / Stile Libero
    Prezzo di vendita: € 16.00

    Note: Un bibliofolle racconta i più bei libri italiani del Novecento

    Note di Copertina

    Un grande collezionista ci apre per la prima volta la sua biblioteca e ci racconta gli infiniti aneddoti e le storie legati alla pubblicazione in prima stampa dei Grandi Libri del secolo scorso. Cento anni di storia culturale ripercorsi partendo da una malattia da cui non si guarisce ma cui si sopravvive: la bibliofollia.

    Avere tra le mani la prima edizione a stampa di Il porto sepolto o di una litolatta futurista non è solo un’esperienza mistica per bibliofili. È avere tra le mani un pezzo di storia letteraria italiana: dall’uragano futurista, di cui quest’anno ricorre il centenario, alle opere piú famose edite in poche copie di Dino Campana ed Eugenio Montale, dalla riscossa del romanzo avviata da Italo Svevo, in una Trieste in cui nessuno si accorse dei suoi libri, alle avanguardie degli anni Sessanta e ai piccoli editori che ebbero il coraggio di pubblicare opere in anticipo sui tempi. Il bibliofolle ne descrive la carta, gli inchiostri e le copertine illustrate da Bruno Munari o Alberto Burri. E racconta come titoli che hanno segnato un’epoca vendessero al loro debutto poche centinaia di copie o fossero stati addirittura rifiutati dagli editori. O come libri importanti siano scomparsi perché diventati politicamente scorretti.

  7. 7 Silente Marzo 19, 2009 alle 2:19 am

    Sai cosa.
    Quando l’ho visto alla Feltrinelli questo libro mi puzzava molto. Nel senso, Carrisi ha scritto la sceneggiatura del melenso Nassiriya, una fiction-soap con Raul Bova di quelle che piacciono tante alle famigliole per bene, e insomma, pensavo di cose di raccomandazioni e di scrittura con precisi target commerciali.
    Ma le tue parole mi rincuorano. Magari ci farò un pensierino, più in là, quando uscirà l’edizione tascabile. :)

  8. 8 Valchiria Marzo 19, 2009 alle 8:46 am

    @ Sil

    bè, Carrisi fa lo sceneggiatore per la tv, ed è chiaro che si lavora a un prodotto per quello che viene richiesto.
    In questo romanzo non ho avuto sentore di target commerciali, anzi, la percezione è stata quella di una scrittura libera.
    Se ti capiterà l’occasione… :-)

    @ Lisa

    è il libro di cui mi parlavi a casa tua, no?
    devo dire che m’intriga, sì… soprattutto perchè mi piacerebbe scorgere almeno un aspetto interessante di Mughini :-)

  9. 9 lisa Marzo 19, 2009 alle 10:23 am

    … ti dico solo che m’è sembrato un tantino più simpatico proprio nel sentirlo parlare di questo suo libro con un fervore e un trasporto per la materia che non mi ha lasciato dubbi… forse anche nelle persone più lontane da noi… non ci rimane che provare a leggerlo superando lo scoglio di comprarlo! Mughini…
    sei andata a vedere la litolatta futurista??

  10. 10 Valchiria Marzo 19, 2009 alle 10:34 am

    A Firenze? no no, mi manca… ma penso che ne farò a meno :-)

  11. 11 Virgina Betclic Luglio 6, 2009 alle 9:28 pm

    Ho letto il libro, non è mica male


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