Storia di Neve

Posted: gennaio 9, 2009 in Le Mie Briciole Di Quotidianità
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Storia di Neve non è la storia di Neve.
È la storia di Erto, questo paesino “dimenticato da Dio” , che si muove per quasi un trentennio attorno a Neve, la bambina strana, speciale, la cui pelle sembra bianca e trasparente come il vetro, la bambina che non ha mai freddo, la bambina che fa i miracoli e guarisce le persone.
Dico questo, perché Neve non è un vero personaggio “letterario”.
Di lei si scopre tutto molto presto.
Si sa che non è una bambina come le altre. Si sa che è la parte buona dell’anima della malvagia strega Melissa, che – uccisa e sepolta nel ghiaccio – deve tornare nel mondo a fare un po’ di bene.
Ma solo bene per gli altri, non per se stessa.
Si scopre presto che Neve morirà a ventinove anni, e che gli ultimi dodici della sua vita saranno costellati di sofferenze.
Si sa che a Neve non è concesso godere dell’amore, perché quando ama si scioglie e muore.
Insomma, nessuna sorpresa. Tutto quello che riguarda Neve, il lettore lo riceve subito, in dotazione, alla partenza.
E il bello è proprio questo. Perché su questa base, Corona costruisce un intrico allucinante di storie, che ruotano attorno a Neve.
E tra tutte queste storie, incatenate l’una all’altra con la precisione di un intarsio, emergono personaggi unici, che si fanno amare o detestare in pochi semplici passaggi. Emerge uno spaccato di vita cruda, alle volte brutale, dove ciò che muove l’essere umano è soldi, sesso e vendetta. Dove l’uomo, in alcuni momenti, non è che un animale solo un po’ più addomesticato, e talvolta nemmeno quello. Devo dire che in alcuni momenti ho percepito qualche forzatura, qualche eccesso di violenza gratuita, un qualcosa di esagerato, ecco.
Allo stesso tempo, queste storie sembrano innestarsi in un contesto naturale travolgente, che alle volte sembra essere il vero protagonista della storia:
gli inverni “da castigo”, che durano otto mesi l’anno e il resto è estate, i boschi e i colori delle foglie sugli alberi, il fiume Vajont e le sue “stue”, i Fuochi d’inizio inverno e inizio primavera.
Insomma, senza voler raccontare troppo, in questo romanzo c’è davvero un po’ di tutto.
C’è un ottimo intreccio, gestito quasi sempre con sapienza ed equilibrio e qualche volta sfuggito, ma solo qualche volta.
C’è un saper descrivere che fa venire la pelle d’oca, per come è schietto, per come riesce a far arrivare l’idea in passaggi brevi ed efficaci.
È un continuo gioco di similitudini di quelle fatte a regola d’arte, quelle che con due parole ti rendono subito visualizzabile un concetto. E la perfezione di queste similitudini, sta nel loro essere costruite sul mondo della natura, nel loro trarre alimento dal contesto stesso in cui le storie vivono.
Memorabile quella della “talpa di velluto”, non la dimenticherò mai.
Ci sono alcune idee talmente buone, ma talmente buone, che ho pensato che mi sarebbe piaciuto averle scritte io. E onestamente non mi è capitato spesso.
Per chi ha letto il libro e per non rovinare sorprese a chi lo leggerà, mi riferisco a idee come quella dell’eco alle curve di Vinchiarei, ai gatti di legno e le unghie di Sgnara Conin, al mulino e i bestiacci di Felice Corona Menin.
Altri passaggi, invece, ho pensato che li avrei gestiti in modo diverso.
Corona stesso, nelle sue note personali tra la fine di un quaderno e l’inizio del successivo (perché Corona scrive a mano, su quaderni di scuola) racconta di come abbia nascosto mine lungo il percorso del romanzo e di come poi sia giunto il momento di farle esplodere.
Ecco, io le avevo già scovate tutte. Parlo della vipera, degli occhi del bue, di Valentino.
Le mine erano state seminate, ma non abbastanza in profondità. Erano stati forniti troppi elementi, perché quelle mine riuscissero a sorprendere col loro scoppio.
Ma questo può essere soggettivo e dipendere da quanto il lettore sia più o meno smaliziato.
E ora, come sempre quando arrivo alla pagina finale di un libro, lascio passare qualche giorno e poi decido se mi è piaciuto o no.
Eh sì, perché io lo decido.
Ebbene, ho deciso che Storia di Neve mi è strapiaciuto.
Perché, ora che l’ho letto, mi sento una persona diversa. Sembra retorico, ma è una sensazione reale. È la sensazione di aver vissuto a Erto, di aver ficcato il naso nelle faccende di quella gente chiusa, schiva, nelle loro abitudini, nei loro segreti.
È la sensazione di aver fatto parte di quella storia, tanto da arrivare a piangere come una fontana in più di un’occasione.
E poi, per una come me, che si diverte a scrivere, Storia di Neve è stata un’esperienza importante. Superato il fastidio iniziale che mi derivava da una quasi assoluta mancanza di tecnica, ho compreso come la tecnica mancasse solo in apparenza. Corona usa scrivere con le stesse dinamiche con cui la gente parla, si esprime, comunica. E questo modo di raccontare, per altro di una coerenza assoluta con personaggi e storia, riveste tutto di un realismo così forte che ancora mi chiedo quanto, nel romanzo, sia frutto di fantasia o di fatti reali.
E lo so già che qualcosa di Storia di Neve trasparirà nelle mie cose future, è inevitabile e mi piace che sia così.
Concludo con un accenno alla copertina, che considero bellissima. Chi mi conosce un pochino, sa che amo le figure a spirale. E che se vedo un libro con una spirale in copertina, mi ci fiondo sopra e alla fine lo compro. Così è stato per Storia di Neve, la cui copertina mi ha attirato morbosamente, anche se il prezzo di ventidue euro mi era sembrato un po’ esagerato. Oggi invece so che li spenderei di nuovo, perché li vale tutti… quindi non venite a chiedermi di prestarvelo, perché stavolta non ho intenzione di separarmi dal mio tomo!

 

Commenti
  1. R. scrive:

    uff
    alla fine pare che il buono del corona sia uscito, quindi.
    mi toccherà, prima o poi, fare di nuovo i conti con lui allora.
    io ero rimasto a quando era solo raccontatore
    e quella volta non mi dispiaceva
    come diceva qua, una vecchia volpe di scrittore friulano, se scrivi 500pagine e riesci a non annoiare… o è uno scemo quello che ti legge o sei un genio. :)

  2. alessandra scrive:

    …. no no no, a me avevi detto invece che lo prestavi! :)
    scherzi a parte….(anche se veramente non scherzo) penso che in un modo o nell’altro lo leggerò anch’io, per il tuo giudizio e perchè lo sai io con la parola neve ho un’ affinità particolare….

  3. Valchiria scrive:

    R.
    bè ma è risaputo che, oltre a tutto il resto, sono anche un po’ scema :-) quindi magari è facile che tu lo trovi noioso :-)

    A.
    ma infatti l’avevo preso per te
    che non hai voluto il regalo di comple
    e allora per regalo ti dò storia di neve in prestito :-)

    e tu ricordati Neve, invece
    che mica me l’hai più portato!

    ciaoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

  4. lisa scrive:

    ciao! … per continuare il ns. discorso di ieri sera…
    un nuovo consiglio (sentito questa mattina ed elogiato nella scrittura)
    Il suggeritore
    Donato Carrisi
    Pagine: 468
    Editore: Longanesi
    I contenuti Ancor prima dell’uscita in libreria, questo romanzo ha provocato un vortice di ammirazione e di attesa, tanto da essere già in via di pubblicazione nei maggiori paesi europei. Non è solo un thriller scritto da un autore italiano agli esordi, che si confronta con un genere finora appannaggio dei grandi autori americani, reinventando le regole del gioco. È molto di più: è una storia che non dà tregua, che esplora la zona grigia fra il bene e il male fino a cogliere l’ultimo segreto, il minimo sussurro. Qualcosa di sconvolgente è successo, qualcosa che richiede tutta l’abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte sembianze, che li mette costantemente alla prova in un’indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. È un gioco di incubi abilmente celati, una continua sfida. Sarà con l’arrivo di Mila Vasquez, un’investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’altro, grazie anche al legame speciale che comincia a formarsi fra lei e il dottor Gavila. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo.

    ho visto la classifica dei bestseller questa mattina e Stieg Larsson
    è in prima, terza e quinta posizione con la trilogia! peccato per lui non esserci…
    ciao buona giornata!!!

  5. Valchiria scrive:

    Sì Sì, questo di Carrisi è interessante.
    Giorni fa ho letto le prime 10 pagine (si scaricavano gratis) ed erano scritte bene… mi hanno lasciato la curiosità di conoscere il resto.
    credo che lo metterò nella prossima lista, insieme a Mishima e Larsson.
    Poi avrò da leggere da qui a tre anni :-)

  6. lisa scrive:

    mi permetto un’altro suggerimento e non posso dire consiglio non avendolo letto; ne ho sentito parlare dall’autore che ne esaltava “l’aspetto etrusco”. Io credo che lo metterò in lista e prima o poi… la lista si allunga troppo velocemente rispetto al tempo a disposizione per sfoltirla!!!
    ciaoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

    LA VIRTU’ DEL CERCHIO – Dario Falleti
    978-88-7842-913-0
    Prezzo: € 16.00
    Numero pagine: 278
    Una telefonata al 113 promuove l’intervento di agenti di polizia che, in un appartamento di via Ottaviano a Roma, si trovano di fronte la scena di un omicidio. La vittima, distesa su un fianco con due fori da arma da fuoco nella schiena, viene identificata con Giovanni Proda, vescovo in pensione e studioso di arte etrusca. Nell’elegante studio dove viene rinvenuto il corpo, tutto appare in ordine. Il commissario Negroni inizia le indagini. Fin da subito, il commissario rivela caratteristiche non comuni in un personaggio di questo tipo. La spiccata, quasi fisiologica, ironia – a volte venata di tonalità amare e spesso rivolta a se stesso, in una riuscita combinazione con lo stile della scrittura –, l’insolito livello culturale, l’atteggiamento di razionale distacco rispetto ai fatti e, in generale, rispetto alla vita, delineano un’immagine particolarmente concreta e vicina alla realtà sia dell’uomo che del poliziotto. E saranno proprio questi tratti personali, all’apparenza meno determinanti nell’economia della vicenda che, uniti a una singolare capacità investigativa, consentiranno al disincantato commissario di risolvere brillantemente un caso che traffici illeciti e macchinazioni di servizi segreti rendono via via più intricato.

  7. [...] plurale, nei verbi. Cosa che mi ha destabilizzata, perché in Storia di Neve, di cui ho parlato QUA, la lingua usata era l’italiano, seppur giustamente arricchita dalle sfumature dialettali ertane. [...]

  8. [...] per ultimo L’ombra del bastone,  romanzo che invece è stato scritto per primo, seguito da Storia di Neve e Il canto delle manere.  Di fatto il problema non si pone, perché i tre romanzi sono [...]

  9. Enrico scrive:

    Sto finendo giusto in questi giorni di leggere il libro.
    Concordo pienamente sul fatto che ogni tanto si percepiscono delle forzature nel racconto, e mi permetto di dire anche delle ripetizioni (che però aiutano quelli come me che a volte leggono 30-40 pagine in un giorno e poi lasciano passare una settimana).
    Quello che mi ha colpito, dopo un inizio di lettura direi un pò difficile e perplesso, è il totale amore e rispetto per la natura e le tradizioni montanare, espressioni di una vita rude, schiva, ma anche solidale, quando necessita.
    Che Corona sia personaggio senza fronzoli l’avevo già intuito ascoltando le sue interviste, ma in questo libro l’ho trovato davvero sincero, libero da ipocrisie e maschere di circostanza.
    Anche io inserirò questo libro tra quelli che si possono definire, per vari motivi, indimenticabili.
    Complimenti per il blog, gli ho dato uno sguardo veloce, è mi è molto piaciuto, ciao
    Enrico

  10. Valchiria scrive:

    grazie Enrico :-)

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