
Ho finito da una decina di giorni di leggere il libro che la mia amica Ale mi ha regalato per Natale.
Si tratta di Gargoyle, di Andrew Davidson.
E passata questa decina di giorni, ho deciso che mi è piaciuto.
All’inizio ho avuto delle perplessità, perché quello che viene raccontato al lettore nelle primissime pagine è già così esagerato che sembra essere poco credibile.
Dunque, mi spiego:
abbiamo un protagonista anonimo che ci racconta in prima persona quello che gli è capitato, introducendo brevemente i primi anni della sua vita. Questo disgraziato è figlio di padre ignoto e orfano della madre morta di parto. Viene affidato alla nonna, che muore d’infarto davanti ai suoi occhi quando lui ha sei anni. Allora viene affidato a due zii che sono tossicodipendenti e dopo qualche anno muoiono pure loro. Dunque va in una casa di accoglienza, dove viene iniziato all’uso di droghe e a determinate attività sessuali.
Tutto questo è raccontato grosso modo come ho fatto io in queste poche righe, concludendo che a diciotto anni, dovendo arrangiarsi da solo per vivere ed essendo un tipo piuttosto bello e sessualmente capace, ha intrapreso la redditizia carriera del pornoattore e poi del pornoproduttore, il tutto accompagnato dalla dipendenza dalla cocaina.
Tutto molto credibile.
Insieme a questa carrellata di disgrazie, ci racconta del suo spaventoso incidente d’auto avvenuto la sera di un Venerdì Santo. In questo incidente, la sua auto prende fuoco e lui viene arrostito per bene, pisello compreso, prima di salvarsi miracolosamente cadendo in un fiume.
Credibilissimo.
Arrivata a questo punto avrei preso il libro e l’avrei lanciato nel camino che non ho, giusto per coerenza con la storia.
Però qualcosa mi ha spinto ad andare avanti.
D’altra parte, non avevo letto che poche pagine, una decina forse. E poi lo stile era piacevole, con questo modo del protagonista di parlare direttamente al lettore, di rivolgersi a lui, come fosse stata una chiacchierata, un racconto fatto a tu per tu.
E poi c’erano quelle parti scritte in bianco su strisce nere, che mi incuriosivano e anche altre parti scritte in gotico.
Infine volevo arrivare almeno a leggere qualcosa della donna che scolpisce i Gargoyle e che dà il titolo al romanzo.
Insomma, per tutta questa serie di motivi, non ho mollato. E sono contenta.
Perché questo è un romanzo scritto con cognizione di causa.
Qui c’è una profonda conoscenza del mondo medievale, della vita monastica, della paleografia latina, del modo in cui nel 1300 si confezionavano i libri, dalle tecniche amanuensi e dell’arte della miniatura.
C’è uno studio sulla tecnica scultorea, sugli strumenti, sulle dinamiche.
Come anche ogni riferimento medico alla condizione dei gravemente ustionati è preciso, documentato.
E infine c’è un amore smisurato per l’Inferno di Dante.
Non sto qui a dire cosa c’entra il pornoattore bruciato e privato del suo strumento di lavoro, con questa donna pazza che scolpisce gargoyle e grottesque (che sono due cose del tutto diverse, e nel romanzo viene spiegato bene), con il medioevo e l’Inferno di Dante.
Non sto a dirlo perché proprio questo è il nocciolo di questo bel romanzo, che dal fuoco dell’inferno nasce e si costruisce costantemente sul “contrappasso” dantesco, attraverso una narrazione veloce quando si relaziona col presente, più lenta quando deve sposarsi coi tempi del passato, facendosi coinvolgente e toccante.
Costruito alla perfezione, tassello dopo tassello, tutto va a incastrarsi meravigliosamente. Non c’è dettaglio fine a se stesso, non c’è quello strafare dello scrittore a cui piace parlarsi addosso. Quello che c’è è lì perché serve, fino all’ultima pagina.
E se i primi passaggi risultavano poco credibili, ciò che segue lo è di più. E l’incredulità del lettore si accompagna a quella raccontata dal protagonista, lui stesso incapace di credere a quanto gli era capitato finché lo stava vivendo. Ma nel frattempo, il racconto si permea di dettagli, si arricchisce di particolari, tocca profondità emotive importanti, e pian piano, sotto gli occhi del lettore, tutto diventa reale. Maledettamente reale.
In definitiva, è un libro con i controc. che sono felice di aver letto.
Grazie Ale, a buon rendere!



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