Archivio per Agosto 2008

In superficie

 


oggi
leggera nell’animo
resto in superficie
non affondo
e quella goccia
che mi si addossa
e pesa
presto asciugherà
al sole
che lecca la mia pelle
di nuovo

  

 

I libri nuovi

 

I libri nuovi, appena pubblicati, io non li compro.
Primo su tutto è che non mi fido.
Perché mi è capitato sempre più spesso di aver letto libri che non mi sono piaciuti.
Forse perché sono diventata più esigente, perché dopo aver letto cose di un certo tipo non mi accontento più, o forse perché, rispetto ad anni fa, sono più smaliziata, e in un libro non cerco più soltanto una storia (e qualche volta non si trova più nemmeno quella) ma anche stile, tecnica, ritmo… cerco libri che abbiano un loro carattere, una personalità, ecco, un po’ come nelle persone che mi capita di conoscere… poi c’è anche da dire che ormai scrivono tutti. Al mondo ci sono più scrittori che lettori, e nel mucchio è sempre più facile pescare cose poco valide.
Infine c’è il fattore soggettivo, il mio gusto personale, e in effetti su questo sono un po’ particolare. Non sento di avere gusti difficili, per carità… però spesso non mi piacciono le stesse cose che piacciono agli altri.
Dunque, non mi fido, dei libri in generale.
Poi c’è da dire che, quando un libro nuovo costa 18,00 euro, vincere la diffidenza è ancora più difficile.
E allora, non compro i libri nuovi.
Aspetto le edizioni economiche, perché parto dalle idee che:
• è più probabile reperire recensioni e valutazioni schiette, lontane dall’interesse commerciale dello stesso libro appena pubblicato
• se un libro è una vera porcheria assoluta, è difficile che arrivi alla ristampa economica
• se proprio è una porcheria, è sempre meglio averla comprata a 6 euro che a 18

Ma qualche volta li leggo, perché qualcuno li compra e me li presta.

Mia madre è il mio fornitore numero uno.
L’ultimo libro più o meno nuovo che mi ha passato è Point Fury, il promontorio del male, di John Maxwell. Mi aveva invogliato perché sul retro c’era una presentazione di Stephen King, che lo definiva un thriller di ritmo elevato, uno di quelli che non riesci proprio a smettere di leggere. A mia madre non era piaciuto, ma non ho voluto ascoltarla. Bene, non lo posso mettere tra le porcherie assolute, perché ho letto cose molto molto peggiori, ma non è un bel libro. Alcune idee potevano essere interessanti, ma sono state incastonate in una storia che non sta in piedi, che non ha ragione di esistere. Quindi un acquisto risparmiato.

Un altro fornitore validissimo è la mia amica Ale, che va in libreria e compra in base a ciò che le trasmette un titolo o una copertina. Tendenzialmente è fortunata (o ben ispirata, non so) perché becca libri belli.
L’ultimo che mi ha passato è La fabbrica degli angeli, di Jessica Gregson. Si tratta di un romanzo che è un po’ rosa, ma anche un po’ giallo e anche un po’ nero. È un libro che ha la guerra sullo sfondo ma non parla di guerra. Parla di chi resta, delle donne che si affacciano alla vita senza i loro compagni, che sono lontani per combattere. È un libro che attrae, cattura con i suoi misteri, con una protagonista affascinante e sfuggente e una buona dose di erbette magiche, che a me piacciono tanto. Scritto bene, godibilissimo.
Forse questo è l’ultimo vero bel libro che ho letto, in mezzo a una serie enorme di insoddisfazioni e delusioni.

Infine, tornando ai libri nuovi, oltre a chi me li presta, c’è anche chi me li regala.
Come la mia fichissima suocera, che volendomi fare un pensierino per le ferie e avendo notato una massiccia presenza di libri di King nella mia libreria, mi ha regalato Duma Key.
Ovviamente, avendo già programmato le letture estive ed essendo, quel libro, decisamente sostanzioso, non ho ancora avuto modo di cominciarlo. Sono curiosa, lo riconosco. Perché se ne è già parlato tanto, se ne parla sempre tanto, del fatto che il King di oggi non sia all’altezza di quello del grande passato. In tutta onestà, però, non l’avrei comprato, per i motivi che ho accennato all’inizio. Avrei atteso l’economica.
Ma visto che è arrivato in regalo, lo affronto con estremo piacere. Lo comincerò nei prossimi giorni. Voglio proprio vedere, cosa si nasconde in questo libro!
 

 

Come palloncini

 

Alcuni ricordi
vanno via per abbandono
(filo lasciato dalla mano)
o perdono respiro
rubato dal tempo o dal soffitto.

Ma questi no.

E sono colorati
di vodka alla mela verde e occhi,
e di tutti i colori del mondo
mescolati nel buio

(di una taverna
di una macchina sotto il temporale
di un cielo che vomita stelle
del letto
di noi)

Sono gonfi di risate bagnate
di se ma però
di feste di foglie e bicchieri
di rimpianti
di vuoti (di te)

Sono come palloncini
vicini o lontani
lunghezze di fili indissolubili
così preziosi e cari
che come i bambini
per non farli scappare
li ho legati al polso
a doppio nodo (indelebile)
d’ inchiostro nero e sangue.

Andate e Ritorni

 

Le vacanze estive sono andate.
Avevo sperato in qualcosa di più riposante, e invece no. Proprio no.
Il duecontrodue Valchiria-Alessandra /Alessio-Joshua ha visto stradominare i due piccoli mostriciattoli. Ci hanno distrutto, massacrato.
Abbiamo imparato sulla nostra pelle che contro i piccoli bisogna sempre essere uno in più, minimo.
E siccome mi è stato proibito di raccontare l’unico episodio assolutamente esilarante della vacanza (che è quello della Ciabattella smarrita, ma non dico altro) allora resta davvero poco da raccontare.
Compreso il superpacco L’origine perduta, di Matilde Asensi.
Avrei voluto uccidere mia madre, per avermelo consigliato e prestato.
500 pagine in tutto, di cui 200 di vera noia mortale. Sembrava di leggere un’enciclopedia. Per fortuna che nella seconda metà il ritmo si è un po’ risollevato e ed è diventato un po’ più romanzo e un po’ meno “guardate quanto è vasta la mia cultura”
In ogni caso, una di quelle letture di cui potevo fare a meno.
Come potevo fare a meno di Kitchen, della Yoshimoto.
Che non ho ancora capito quando è cominciato e quando è finito. Perché non ha ne capo né coda. Non ha una storia. Ha solo lo stile della Yoshimoto, che però, da solo, basta a poco.
Peccato però, perché Amrita mi era piaciuto.
Sempre riguardo la vacanza, mi sarebbe stato proibito anche di inserire alcune foto, ma io me ne frego e le metto lo stesso.

 

 

Anche il primo anno da mamma è andato.
Avevo sperato in qualcosa di più riposante, e invece no. Proprio no.
Ma sono felice.

È stato un anno di pieni e vuoti. Tante cose mi sono mancate, e mi sono mancate tanto. Ma altre mi hanno riempito di vita. Felicità. Emozioni.
La festa di Alessio è stata bellissima. Un mese a insegnargli a soffiare, per spegnere la tanto attesa candelina, e sul più bello si è messo a piangere e non ne ha voluto sapere. Bravo il mio cucciolo, sempre controcorrente :-) così si fa!

 

Anche l’estate, pian piano, sta andando…
Mi spiace per il caldo, che amo. Ma sono felice, per tutta una serie di motivi.
Perché leggerò di più.
Perché scriverò di più.
Perché lavorerò di più.
E perché a novembre me ne vado in vacanza, la vacanza quella vera. Dove fa caldo quando qui fa freddo.

Bene, questo era per dire che sono tornata, anche se un po’ indaffarata. Sto lavorando a una cosa impegnativa e coinvolgente, che mi prende quasi tutti i ritagli di tempo. Ma ci sono.
E non ho ancora deciso il titolo per il quadro Senza titolo.
Ho letto le proposte. Una mi piace più delle altre, e lo sapevo. Ma non è ciò che cercavo.
Ci penserò su ancora un po’ e se dovrà arrivare arriverà.
O forse resterà così, Senza titolo.

Bene, si riparte.