Dopo più o meno due mesi di preparativi, finalmente io e la mia amica Ale siamo riuscite a conciliare una serie di vecchi progetti e nuovi desideri, inglobandoli in 28 ore di casa-Milano-casa.
Siamo partite verso le 13.00 di sabato, con l’idea di fermarci a mangiare qualcosa all’Autogrill e di arrivare a Milano per le 16.00. Nel programma era già calcolata la mezzora che tutte le volte perdiamo perchè sbagliamo strada. Il fatto è che chiacchieriamo sempre e quindi capita così. Ma è il rito. Succede sempre. Ormai fa parte delle nostre avventure.
Tutto va secondo i programmi, e all’Autogrill abbiamo pure rimediato un Muffin al cioccolato gratis, che io ho avvolto in un fazzoletto di carta e messo nella borsa per mangiarlo più tardi.
All’arrivo a Milano, proprio davanti casa del mio amico Samuele (che ci ha ospitate) ci siamo congratulate reciprocamente – quasi stupite – della nostra bravura. Mai sbagliato strada!
Avremmo dovuto capirlo, che c’era qualcosa di strano.
Avremmo dovuto capirlo, invece di ridere ed esultare, che l’avremmo pagata in qualche altro modo…
Comunque, saluti e due chiacchiere con i padroni di casa e immediata partenza per un giro in centro a Milano. Dopo aver sbirciato diversi negozi di abbigliamento e una libreria (ed essermi accorta che il Muffin nella mia borsa si era liberato del fazzoletto e si era sbriciolato investendo e sporcando tutto) siamo tornate a casa, senza aver comprato nulla. Nemmeno in libreria.
Avremmo dovuto capirlo, che c’era qualcosa di strano.
Una doccia, una cenetta fresca e veloce, come avevamo chiesto (compreso il bicchiere di vino che ci ha tagliato le gambe e che Ale – da paracula – ha lasciato a metà e che io invece ho scolato fino alla fine), e via con i preparativi per la grande serata: la festa organizzata da Latelanera, occasione per conoscere di persona qualche ragazzaccio che condivide le mie stesse passioni per l’horror e che frequento virtualmente da due o tre anni.
Quindi, una volta pronte, ci vengono consegnate le chiavi di casa per il rientro, e un ombrellino, visto che fuori la situazione sembra mettersi piuttosto male. Il vento fa sbattere tutte le porte e il cielo è pesto.
Quando Samuele dice «Se uscite subito forse ce la fate ad arrivare prima che arrivi il disastro» ci precipitiamo fuori casa.
Nei 30 metri tra il portone e la macchina, proprio a metà, arriva una scarica di pioggia e vento che ci scoperchia l’ombrellino e ci dà una bella inzuppata. Serve a poco affrettare il passo e cercare di infilarsi in auto in fretta.
In questa operazione, ovviamente io tenevo l’ombrellino che ci avevano prestato, che ovviamente, essendosi del tutto imbarcato, non si chiudeva più. Così, mentre Ale se ne stava comoda al riparo, io ero seduta in auto con il braccio sinistro fuori, la pioggia che mi grondava dalla mano sulla spalla e sul fianco e l’ombrellino che non si chiudeva.
A quel punto, mentre Ale si protendeva dalla mia parte cercando di aiutarmi a chiuderlo, è arrivata anche la scarica di grandine.
Solo quando un chicco di un centimetro mi ha colpito alle costole, ho deciso di trascinare dentro l’ombrellino, finendo di distruggerlo, e di chiudere lo sportello.
A quel punto abbiamo aspettato una ventina di minuti, sotto il diluvio e la grandine, a ridere come due deficienti completamente inzuppate. Lì un pensiero – come di un triste presagio – si era insinuato in noi… ma poi finalmente sembrava spiovere, e così ci siamo mosse.
In tre minuti eravamo sul luogo della festa.
Appena entrate nel locale, ci assale uno strano senso di smarrimento. C’è gente strana… molto strana… Ale mi guarda male. Mi chiede in che cazzo di cosa l’ho trascinata. E io rispondo che non lo so e che conviene buttarsi subito sull’alcol. Così cominciamo col primo cocktail.
Nel frattempo vedo Ian con la sua donna e mi accorgo che c’è un tavolino con alcuni libri horror esposti. Mi sento meglio.
Di lì a poco arriva MisterEcho, e la situazione sembra risollevarsi. Poi arrivano anche Gelostellato (sorpresa!) e Claire, che non ho subito riconosciuto, poi Silente, Gabriel, Alessio Valsecchi e Simona Cremonini (che avevo già conosciuto un paio di anni fa alla fiera del libro a Villafranca), Kick e anche Vinch, che mi è sembrato un po’ frastornato…
Non farò un resoconto dettagliato della festa, anche perché mi sono persa un po’ di passaggi… ero, come dire… distratta… comunque, per chi è interessato a saperne di più, e per chi ha l’assoluto bisogno di guardare anche le foto, vi rimando ai blog dei ragazzi (Silente e Gelostellato) che in queste cose sono molto più bravi di me (e non solo in queste).
Bè, la serata è stata bella, la musica assordante è stata la distruzione dei miei timpani ma, a pensarci dopo, se non ci fosse stato tutto quel rumore… insomma, meglio così.
Verso le 2.00 e altri due cocktail il locale ha chiuso e ci siamo fermati fuori per qualche chiacchiera, mentre Echo e Gelo si drogavano con le patatine, Ale e Silente confrontavano il dialetto veronese e quello vicentino e io mi lamentavo che dovevo fare la pipì.
Verso le 4.00 ci siamo dati la buona notte.
Come per l’andata, in tre minuti eravamo sotto casa.
Sotto, appunto.
Dopo una decina di tentativi, abbiamo capito che ci mancava una chiave, proprio quella della porta, e quindi non potevamo entrare. Allora, spiacenti di dover svegliare i padroni di casa, abbiamo suonato al campanello. Più volte. Molte volte.
Verso le 4.30 abbiamo deciso di telefonare, ma il numero ce l’avevo io, e il mio telefono era del tutto scarico. Abbiamo tentato di fare la sostituzione di batteria o sim col telefono di Ale, ma non ci siamo riuscite.
Alle 4.45, ormai sconfitte, abbiamo deciso di dormire in auto. Qualcuno doveva ancora fare la pipì, qualcun altro l’aveva già fatta nel vialetto.
Solo allora ci è venuto in mente che potevamo provare a suonare dal citofono esterno. Vari tentativi, inutili.
A me veniva da ridere, perché sono scema e quando succedono queste cose mi viene da ridere. Ale invece era nerissima. E borbottava e diceva che per forza doveva succedere qualcosa, visto che non avevamo mica sbagliato strada! E io ridevo di più.
Quando ormai stavamo entrando in macchina, abbiamo sentito dal citofono la voce assonnata della padrona di casa che ci rispondeva. Miracolo!
Corriamo verso casa e finalmente riusciamo ad andare a letto. Erano le 5.00
Alle 7.30 mi sono svegliata e non sono più riuscita a riaddormentarmi. Mi sono girata nel letto fino alle 9.30, sperando di scacciar via qualche pensiero e di rincorrerne qualche altro che temevo di lasciar sfuggire.
Poi, mentre Ale ancora dormiva, sono scesa al piano di sotto, con l’intenzione di leggere un paio di racconti che mi interessavano, dell’antologia L’Altalena (avuto in regalo con dedica da uno degli autori, in un momento in cui l’alcol aveva avuto il sopravvento).
Poi pranzo, bello abbondante… io e Ale eravamo verdi… e cercavamo di ingoiare a sforzo…
E poi siamo partite, ma solo dopo aver restituito alla padrona di casa l’ombrello divelto che era ancora in macchina. Ero imbarazzata all’idea che potesse pensare che l’avessimo dimenticato da qualche parte.
Il viaggio di ritorno è stato perfetto. Abbiamo subito sbagliato strada, nel prendere la Tangenziale Est. Così ci siamo sentite più tranquille.
Alle 17.00 eravamo a casa. Distrutte, soddisfatte.
E con la testa zeppa. Soprattutto io.
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