C’è un filo d’argento
tra i tessuti crespi
di pensieri vestiti a festa.
È un filo stregato
che cuce perle e briciole
e le fa stridere
di musiche incantevoli
che non conosco
eppure riconosco.
Ho girato gli occhi
con lo stomaco squassato
da fame incredula e paura.
Ho trattenuto il fiato
a diradare giorni e segni
celando dietro una sola mano
il colore del cielo
e il rosso della cupidigia.
Ho girato gli occhi
ma ti ho visto sai
rubarmi densità
e seppellire male
l’ombra dell’impaccio.
Ti sento,
suoni di cristallo e cartavetro
sai di terra e crema pasticcera
sei febbre di pensieri
e ruvida ortica.
Riposi nei contrasti
Emergi nelle latitanze
Sfavilli nei chiaroscuri.
Apri negli enigmi
Chiudi nei confronti.
Ma ricorda che ti ho visto
anche nelle poche parole
scritte senza veli
e riconosco la strada
attraverso un filo
d’argento stregato
che annodo mille volte
sotto l’unghia dello stesso dito.

Muy destellada….
e quella sepoltura dell’impaccio mi piace tanto
più d’ogn’altro verso…
ce l’avevo in testa da mesi… ma mi mancava il resto
Bella, mi piace tanto
Fili troppo fini si spezzano al vento, e le estremità si perdono fluttuanti nelle correnti contrarie senza troppa nostalgia.
bella!
molto intensa la seconda strofa, ma è la terza la mia preferita, sembra quasi di sentirlo, il tintinnio dei cristalli, il graffiare della carta vetrata… fino a “sei febbre di pensieri e ruvida ortica”, una frase davvero azzeccata.
un saluto!
Davvero contenta che sia piaciuta, grazie!