Vattene
tu che mi invadi il sonno
e giochi a intarsio
con le mie superfici.
Entri Esci Entri Resti Fuggi
Sei così,
inafferrabile
granello di pepe e torrente.
Ma ti ho respirato
più e più volte
nei segni che lasci
nascosti tra rami e foglie
di giardini labirinto.
Spiccano come frutti
color d’arancio
e mi oriento e mi perdo
sempre un po’ e un po’.
Vattene
tu che vai e torni,
tu che sei e non sei mai
e ti piaci
vestito d’azzurro
e non sai perché.
Vattene!
Perché il bello è nella fuga,
il gioco è lasciarti rincorrere,
mare che ho visto sugli occhi
e non ho mai assaggiato.
Vorrei sentirti sotto i piedi nudi
bagnasciuga e onda
e mescolarmi a te
come fango e graniglia.
Allora vattene, se ne sei capace!
Vattene
oppure resta
sempre e di più,
perché la chiave sta nel dubbio
di sapere se è la tua
la sabbia che stringo nella mano.

L’hai proprio detto: Il bello è nella fuga! Codardia a parte (ma quando ci vuole, ci vuole), rimane un bel componimento. Magari potresti postarlo su Scheletri, anche se non è molto horror. Per un momento ho poi pensato che fosse dedicato a me… ma poi, andiamo… lo farebbe mai l’oscura Valchiria?!?! E poi si sa quanto io sia vain. A tal proposito, mi viene in mente una canzoncina di Bonnie Tyler (o era Carly Simon??!)… You’re so vain…
You’re so vain
You probably think this song is about you
You’re so vain
I’ll bet you think this song is about you
Don’t you? Don’t you?
…
Sai, si dice che ogni opera d’arte ha raggiunto il suo obbiettivo di comunicatività quando tutti quelli che vi entrano in contatto si sentono coinvolti, come se fosse stata a loro dedicata.
)
Quindi mi sento un po’ stupita e un po’ onorata e ti dico può essere dedicata a te ma non soltanto a te (anche io cerco di nascondere i miei segni