Domenica alle cinque del pomeriggio ero piuttosto irritata. Vuoi la giornata piovosamente schifosa, vuoi che il cucciolo era dai nonni e quindi c’era una pace mista noia abbastanza surreale… in più non era facile tentare di leggere “Il gallo rosso” stesa sul letto accanto a un interista dalla faccia goduriosa che leggeva il suo libro e ghignava… così ho cominciato a manifestare una certa irrequietudine, provocando la lotta di cuscini, fondamentale strumento di sfogo dei miei istinti rabbiosi e omicidi.
L’interista, volendo infierire sulla sua donna romanista ma senza essere plateale, ha glissato l’argomento calcistico insinuando che ero nervosa perché forse il mio libro era molto più tedioso del suo. E lì, ho rosicato. Ma quanto ho rosicato! Un colpo bassissimo, ma che forse nascondeva un fondo di verità… ma forse, eh!
Da tempo non mi capitava di leggere un libro così… complicato. Non per il linguaggio, che anzi è abbastanza immediato, ma per la complessità della psicologia dei molti personaggi. La diversità della cultura dell’est europeo, nella sua mescolanza di tradizioni, origini e religioni, non è immediatamente recepibile. È “difficile” anche il modo di fare ironia, il modo in cui il musulmano ride delle usanze funebri del cattolico, oppure la descrizione di un matrimonio, dove la gente beve acquavite a dismisura e poi si scatena in violenza e volgarità ed è normale che sia così.
Sono strane certe formularità che emergono dal linguaggio dello scrittore, come alcuni aggettivi che mai avrei immaginato legati a certi sostantivi. Ed è particolare anche la descrizione fisica dei personaggi, perché parte da elementi e canoni che difficilmente noi prendiamo in considerazione.
La storia in sé è più che bizzarra e protagonisti sono povertà e allucinazione.
Ebbene, devo ammettere che “il gallo rosso” mi sta piacendo per alcuni aspetti, ma che sto anche facendo una fatica tremenda ad andare avanti… sono a due terzi dell’opera, mancano circa 80 pagine, e mi sto chiedendo se io non abbia già preso da questo libro tutto ciò che poteva darmi.
Uffa… alle volte mi manca il coraggio di decidere di non finire un libro… penso sempre che magari il bello poteva essere proprio in quelle ultime pagine! E mi sa che mi mancherà il coraggio anche stavolta, codarda di una Valchiria giallorossa!

ti capisco perfettamente!
non conosco il libro che stai leggendo però ti assicuro che mi sono trovato non poche volte nella tua identica situazione, in cui ero lì lì per mollare un libro… ma ho sempre tenuto duro.
Finiscilo!
Ogni storia, anche la più noiosa, ti regala sempre un po’ di saggezza.
Se non ce la fai più, buttalo dalla finestra! Oppure rivendilo. Non capisco proprio il senso di portarsi appresso il peso degli aborti altrui… non lo fa mai nessuno. La carta, tanto, la si puo’ anche riciclare, i soldi si possono riguadagnare, ma il nostro tempo perduto non ce lo ridà nessuno.
codarda… non credo proprio sia questo il punto! credo che valga sempre la pena di arrivare fino in fondo e credo che lo sappia anche tu!
è molto più semplice abbandonare che arrivare fino alla fine… e questo noi lo sappiamo bene, vero??
sappiamo anche che in fonfo in fondo, e qui sono concorde con Alessandro, ogni storia ha sempre qualche cosa da darti, forse non sarà saggezza ma… credo che valga sempre la pena di scoprirlo!
ciao…. hai visto che sono arrivata anch’io??
Lo sappiamo bene sì, carissima Lisa, compagna dell’impresa più impresa di tutte! Comunque sto arrivando alla fine, a momenti annoiata, a momenti coinvolta.
Benvenuta anche nel mio mondo virtuale!
dannata inter…