Ecco un raccontino che non ha letto (quasi) nessuno.
L’ho inviato nel 2006 per la partecipazione al concorso “666 Passi nel Delirio”, insieme a un altro scritto a quattro mani con Francesco Donato.
Dopo diversi mesi di attesa, quando ormai nemmeno ci pensavo più, ecco che mi arriva una mail con il grande annuncio: il mio racconto Maculata concezione avrebbe fatto parte della raccolta di racconti pubblicati nel libricino dal titolo (appunto) “666 Passi nel Delirio”, edito da Larcher.
La cosa mi ha fatto molto piacere, è chiaro, ma ero ben cosciente che - tolti gli altri autori dei racconti presenti nella raccolta, che come me avrebbero ricevuto un paio di copie omaggio, e tolti quelli a cui il libricino sarebbe stato regalato per eventuali recensioni - pochissimi altri l’avrebbero comprato e letto.
Quindi, due anni dopo, visto che pure l’editore Larcher non esiste più, dissotterro questo raccontino, per il godimento dei (comunque pochi) frequentatori del mio blog e gli restituisco un po’ di vita.
Il freddo pungente dell’inverno quell’anno era insopportabile.
Il corridoio labirintico sembrava arrotolarsi su se stesso, mentre il buio pesto prendeva consistenza nelle nuvole d’alito caldo.
La guardia si fermò davanti ad una porta di metallo. Dietro di lui lo stregone.
“Cosa volete che io faccia?”
“Qui dentro c’è una donna. Dovete farla morire.”
“Perché? Il Conte l’aveva forse dimenticata quando bruciò vivi i malati e i mendicanti nel palazzo in campagna?”
“No”
“Forse allora il Conte è rimasto privo di pali?”
“No”
“Dunque cosa? Parlate!”
“Era una delle sue amanti. Egli le trafisse l’ombelico quando rimase incinta, come aveva fatto con tutte le altre. Ma lei non morì. Fu rinchiusa nella segreta, abbandonata alla morte. Ma è ancora viva.”
“Da quanto tempo è qui?”
“Tre anni.”
“Tre anni… e perché adesso volete che io le tolga la vita?”
“Entrate e capirete. Sia fatta la volontà del Conte.”
“Sia fatta la Sua volontà.”
La guardia aprì la porta e lasciò entrare lo stregone.
Una donna, completamente nuda, giaceva a terra: la schiena appoggiata al muro, la testa china sulle ginocchia, le gambe divaricate.
Sotto i lunghi capelli si intravedevano i seni traboccanti. Il suo ventre era gonfio, la pelle tesa.
L’ombelico era ormai una grossa cicatrice violacea e putrescente.
Il rumore metallico fece sobbalzare la donna, svegliata da un torpore profondo.
Alzò il viso verso lo stregone, ma i suoi occhi sembravano oltrepassarlo. Erano vuoti.
“Chi siete?”
“Sono Radu, lo stregone.”
“Cosa volete da me?”
“Sono qui per curarvi.”
La donna si fece cupa in volto e la sua voce una cantilena.
“La mia gravidanza continua, nessun problema interferisce. Nausee, abbuffate e digiuni. Il mal di stomaco presto sarà ulcera. Cambiamenti di umore. Potete forse curarmi dall’essere gravida?”
Lo stregone rimase immobile, allibito.
“Conferme su conferme, che io manifesto da brava mammina.”
La donna rise istericamente. Dalle labbra tese qualcosa di aguzzo brillò.
“Ah figlioletto abominevole! Ti aspetto e già ti amo, piccolo mio!”
All’improvviso la donna urlò. Le sue grida lacerarono l’aria. Inarcò la schiena e si contrasse.
Sotto le sue gambe divaricate si allargò una macchia liquida e densa.
Lo stregone attaccò la schiena al muro, temendo di svenire.
La donna continuava a dimenarsi in preda a dolori folli.
Con le mani si afferrava le ginocchia, divaricandosi le gambe e spingendo fuori dalla sua vagina una forma affusolata.
Allora smise di gridare. Sospirò.
“Oh si! Tutti intorno a me, ad ammirare nella mangiatoia il mio ultimo nato!
Ed io qui, maculata concezione, impura dei miei disturbi, persa nel mondo dei quasi sani e dei non del tutto malati.
Mamma non ti lascia, amore mio! Lo confermano i tuoi fratellini!
Là fuori dicono brutte cose della tua mamma, la tengono lontana, isolata. Ma così la mammina ha tutto il tempo per voi, miei piccini!”
Lo stregone guardava quell’essere informe adagiato a terra, che tra le gambe della donna cominciava a muoversi. Poi lo vide srotolarsi lentamente. Allargò le ali e si alzò da terra, andando ad aggrapparsi al soffitto.
Solo allora lo stregone vide centinaia di occhi rossi puntati su di lui.
All’improvviso, come un turbine violento, tutti gli si avventarono addosso martoriando il suo corpo con i dentini aguzzi.
La guardia, fuori dalla porta, sentì le grida. Poi il silenzio. Solo allora aprì.
Vide il corpo sfinito e rantolante dello stregone e la donna china su di lui come una iena. Sorrise.
Si incamminò soddisfatto per il lungo corridoio. Aveva due belle notizie per il Conte Vlad: la sua donna aveva ricevuto il pasto… e aveva avuto un altro figlio maschio!

io lavevo letto
e anche divano
se è per quello!
si lo so che stai pensando
sono un cazzaro
un cazzaro piacione
Una gradevole variante di Dracula
brava! Peccato che Larcher sia affondato..
Molto bello il tuo racconto.
Horror: non c’è dubbio; leggermente tendente al fantasy e non senza una vena di lieve umorismo.
Letto, piaciuto.
Soprattutto il finale a sorpresa.
un saluto!
Il racconto è godibile e scritto molto bene (grande senso del ritmo), anche se il finale l’ho intuito un po’ troppo presto…
Solo due cose non mi sono piaciute, due frasi in realtà: quella dell’inverno pungente e quella della bocca tesa, un po’ antimusicali.
Complimenti comunque, il racconto meritava!
Ciau
Grazie a tutti.
E la cosa che mi fa sguazzare è che c’è qualcun altro che fa attenzione alla musicalità delle frasi! In effetti, quelle frasi che ha indicato Vinch, oggi le avrei scritte in modo diverso, magari solo invertendo qualche parola, ma sicuramente con un suono più sciolto.
E’ un elemento che mi piace curare
Mi stupisce che Larcher abbia chiuso, strano.. visto che elargiva consigli e spiegava come nasce uno scrittore,rilasciava interviste su come fare per pubblicare un libro di successo,decretava chi era il vero scrittore…ora spieghi come mai è sparito, è forse tornato al suo vecchio lavoro (operaio)? Indipendente da Larcher scrivi bene.
Ma guarda, di Larcher parlavo giusto giusto ieri sera, non bene per altro… a mio avviso meglio così, non una grande perdita.
E grazie per il complimento