Mescolo e rimescolo i segni
e li dispongo
sulla tovaglia bianca.
Allungo la mano
per toccare il fuoco.
Troppo o troppo poco?
Il limite è un capello
bianco
e io detesto il bianco.
Muovo le figure
e sento freddo.
Allora so che il fuoco è gelo
e brucerà dopo
e di più.
Ma non ritraggo la mano
e incosciente
scalcio
stringendo i denti
e rovescio il tavolo quadrato
e cade
sull’erba
il solitario dei miei misteri.

Finalmente una poesia che parla di me!
ma come?? tutte le mie poesie parlano di te… no?