Raccontino scritto stasera al volo, così, giusto per non perdere l’allenamento e per non pescare sempre nel passato. Lo spunto è arrivato da una chiacchierata fatta ieri pomeriggio con la parrucchiera, mentre tentava di domare il groviglio selvaggio dei mie capelli (invano). Alle volte penso di essere fuori dal mondo. Ma mi sa che è meglio così.
Si piaceva nuda davanti allo specchio. Si sfilava i vestiti, uno dopo l’altro, e si guardava in pose da calendario. Come ultima cosa si scioglieva i capelli, che le ricadevano sulle spalle come piccole fruste, e muoveva la testa in qua e in là, facendo svolazzare la chioma scura, e poi la ripiegava all’indietro, mimando voluttà.
Si piaceva nuda davanti allo specchio e stava lì a guardarsi, e bisbigliava parole sensuali, ammiccando con lo sguardo e invitando con le labbra. Alle volte lei era quella nello specchio e fingeva che i suoi occhi fossero quelli di un ragazzo che la guardava.
Si raccoglieva di nuovo i capelli sulla nuca, ben saldi, per non farli bagnare, e mentre l’acqua si scaldava, si cospargeva il corpo d’olio profumato, assumendo le pose che vedeva nelle pubblicità. Altre volte lei era se stessa e fingeva che lo specchio avesse vita. Era un ragazzo della sua età, ma non come quelli della sua età. Non come quello che l’aveva portata sull’argine una sera o quell’altro che l’aveva scopata nella macchina della madre, parcheggiata nel garage sotto casa. Quelli della sua età il giorno dopo erano scomparsi, più fatti vivi. D’istinto guardò il display del cellulare che aveva appoggiato sul ripiano in marmo. Come aveva previsto, zero messaggi, zero squilli.
Quando il vapore usciva dal box doccia, l’acqua era abbastanza calda per lei. Allora si guardava, ancora una volta, nuda e lucida d’olio e profumata, e lanciava un ultimo sguardo fatale allo specchio, accompagnato da un bacio carnoso. Lo specchio ricambiava, sempre. E stava lì, sempre, pronto ad accoglierla ogni volta che lei lo desiderava. Sembrava non stancarsi mai.
Dopo la doccia, si arrotolava intorno al corpo un telo azzurro e si asciugava delicatamente la pelle arrossata dall’acqua bollente. Adorava quel telo, come adorava sentirselo addosso. Le dava la sensazione di un abbraccio, di qualcosa di affettuoso e protettivo. Allora, in piedi davanti allo specchio, chiudeva gli occhi, stretta nel suo telo, e si lasciava avvolgere da un piacevolissimo benessere.
Poi, ogni volta, col suo telo azzurro addosso, strizzava l’occhio allo specchio, che a lei piaceva immaginare deluso e ingelosito, e se ne andava nella sua camera da letto, per vestirsi.
Ogni volta, ma non quella volta. Perché si era accorta che perdeva sangue. Era rimasta stupita, perché non era il periodo giusto. Il ciclo era in anticipo di almeno una settimana e maledizione se si fosse macchiato il telo!
Così se lo sfilò di dosso e lo appoggiò sul ripiano in marmo, sotto lo specchio, e, tamponandosi con della carta igienica, corse a prendere l’asciugamano scuro.
Allora sentì un suono davvero strano provenire dal bagno. Sembrava che qualcuno stesse rovistando in mezzo a un mucchio di stracci.
Quando si fermò a guardare, saltò indietro per la paura. Ciò che vide era quanto di più assurdo e inspiegabile le fosse capitato. Lo specchio… il telo azzurro… lo specchio, impossibile capire come, aveva agganciato un lembo del telo e lo trascinava risucchiandolo al suo interno. Il telo sembrava opporre resistenza, era teso e ora guadagnava due centimetri, ora ne cedeva tre, venendo trascinato via.
Lei non riusciva a respirare e faceva un passo avanti verso lo specchio e uno indietro, allungava una mano verso il telo e poi se la portava agli occhi per non vedere. Non sapeva cosa fare.
Quando ormai il telo era stato quasi del tutto trascinato nello specchio, si guardò intorno cercando un modo per agire. Saponette profumate, cosmetici, salviettine. Quando i suoi occhi si posarono sul cellulare, appoggiato sul ripiano in marmo, lo afferrò e in un secondo lo scagliò contro lo specchio. Il suono fu spaventoso. I frammenti di vetro caddero rumorosamente sul marmo e sul pavimento. Lo specchio era distrutto. Il telo ormai era scomparso.
Il sangue le colava lungo le gambe, eppure non riusciva a fare nulla. Era immobile e incredula.
In quel momento il telefono si illuminò e vibrò in mezzo ai vetri rotti. Un messaggio. Un pensiero veloce. Maledizione, ho il ciclo!
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